Povertà urbana: Ass. 21 luglio chiede a futuro governo una “strategia nazionale” certa e vincolante

La richiesta di una “Strategia nazionale di contrasto alla povertà” in favore delle aree più povere e segregate delle città italiane è emersa a conclusione della convention #Confinialcentro promossa dall’Associazione 21 luglio, che ha riunito per tre giorni a Roma oltre 100 partecipanti e 30 relatori da tutta Italia per parlare di come affrontare la povertà urbana.  Al termine è stato stilato un documento programmatico consegnato al deputato Lorenzo Fioramonti, esponente del Movimento 5 stelle, per chiedere che il governo tenga conto dei punti e obiettivi elencati nel testo.  “Chiediamo con fermezza di abbandonare ogni scorciatoia in termini emergenziali – ha detto presentando il documento Tommaso Vitale, membro del Comitato scientifico della Convention #ConfiniAlCentro e professore dell’Università Sciences Po di Parigi – e di non cadere nella trappola di politiche estemporanee nei confronti di presunte emergenze. Nel nostro Paese, la situazione grave di povertà familiare, il cumulo di svantaggi verso i bambini e le nuove generazioni, la concentrazione di povertà in specifici quartieri marginali e l’assenza di misure per favorire la de-segregazione, non sono un fenomeno che possa essere aggredito con misure estemporanee o una tantum, né con interventi di presunta temporaneità come nel caso delle brutte esperienze dei campi nomadi/rom o dei residence”. “In Italia non esistono misure sufficienti di protezione dal rischio di povertà – è stato evidenziato -, le politiche di contrasto sono state fino ad oggi sporadiche o sperimentali e anche il Rei (Reddito di inclusione), introdotto dall’ultima legislatura, non può essere considerata una strategia sufficiente”. A farne le spese “sono soprattutto i minori, le famiglie con tanti figli a carico e le aree più depresse del Paese, specialmente il Mezzogiorno. Interventi seri finalizzati a un cambiamento vanno concentrati sull’infanzia, perché essere bambini poveri porta uno svantaggio maggiore”. La “Strategia nazionale di contrasto alla povertà” dovrebbe essere dunque “vincolante”, con “impegni di spesa, tempi certi, finanziamenti sicuri e adeguati, vincoli all’azione dei diversi livelli di governo, sanzioni per le inadempienze, obiettivi misurabili e verificabili, criteri di metodo per l’implementazione, e relative valutazioni di impatto”.

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