Papa Francesco: alla diocesi di Roma, “stanchezza delle parrocchie”, “ci siamo accontentati di noi stessi e delle nostre pentole”. No a “ipertrofia dell’individuo”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“L’analisi delle malattie ha messo in evidenza una generale e sana stanchezza delle parrocchie sia di girare a vuoto sia di aver perso la strada da percorrere”. Lo ha detto il Papa, commentando i risultati conclusivi della riflessione della sua diocesi sulle “malattie spirituali”. “Forse ci siamo chiusi in noi stessi e nel nostro mondo parrocchiale perché abbiamo in realtà trascurato o non fatto seriamente i conti con la vita delle persone che ci erano state affidate: quelle del nostro territorio, dei nostri ambienti di vita quotidiana – il mea culpa di Francesco – mentre il Signore sempre si manifesta incarnandosi qui e ora, cioè anche e precisamente in questo tempo così difficile da interpretare, in questo contesto così complesso e apparentemente lontano da lui. Non ha sbagliato mettendoci qui, in questo tempo, e con queste sfide davanti”. “Forse per questo – ha ipotizzato il Papa – ci siamo trovati in una condizione di schiavitù, cioè di limitazione soffocante, di dipendenza da cose che non sono il Signore; pensando magari che questo bastasse o fosse addirittura quello che lui ci chiedeva di fare: stare vicino alla pentola della carne, e impastare mattoni, che poi servono per costruire i depositi del Faraone, funzionali allo stesso potere che esercita la schiavitù”. “Ci siamo accontentati di quello che avevamo: noi stessi e le nostre pentole”, la denuncia. “Noi stessi”, ha ripetuto Francesco: “E qui c’è il grande tema della ‘ipertrofia dell’individuo’, così presente nelle verifiche: dell’io che non riesce a diventare persona, a vivere di relazioni, e che crede che il rapporto con gli altri non gli sia necessario; e le nostre ‘pentole’: cioè i nostri gruppi, le nostre piccole appartenenze, che si sono rivelate alla fine autoreferenziali, non aperte alla vita tutta intera. Ci siamo ripiegati su preoccupazioni di ordinaria amministrazione, di sopravvivenza”.

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