Comunicazioni sociali: don Maffeis (Cei), “individuare nelle diocesi piani realistici e realizzabili, ma non per questo di basso profilo”

“Se il nostro impegno si risolvesse semplicemente in un aggiornamento di linguaggi – finalizzato a cogliere le opportunità che alla comunicazione della Chiesa l’ambiente digitale offre – per quanto significativo, mancherebbe probabilmente l’obiettivo di fondo”. Lo ha affermato questa mattina don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali (Ucs) della Cei, introducendo alla Pontificia Università Lateranense di Roma l’incontro dei direttori degli Uffici diocesani delle comunicazioni sociali. La giornata si è aperta con alcuni immagini che hanno voluto essere “qualcosa di più di un pur doveroso tributo alla memoria di Ermanno Olmi”, ha rivelato don Maffeis. Richiamando la “gioia” e lo “stupore” che caratterizzano le comunità di Nomadelfia e Loppiano visitate questa mattina da Papa Francesco, il direttore dell’Ucs ha sottolineato che “sono i sentimenti profondi che risvegliano e alimentano nel cuore di ciascuno di noi l’impegno nella comunicazione, servizio umile e appassionato alle nostre Chiese e alla loro missione”. Rivolgendosi ai presenti, don Maffeis ha sottolineato l’importanza di essere, “nel contesto in cui viviamo, con le nostre professionalità e con le nostre risorse poche o tante che siano”, “attenti a individuare nelle nostre diocesi piani di comunicazione dagli obiettivi realistici e realizzabili, ma non per questo di basso profilo”, “consapevoli” che – ha proseguito citando le parole di Papa Francesco ad Avvenire lo scorso 1° maggio – “nella nostra ‘cassetta degli attrezzi’ oggi ci sono strumenti tecnologici che hanno modificato profondamente la professione, e anche il modo stesso di sentire e pensare, di vivere e comunicare, di interpretarsi e relazionarsi. Questa trasformazione richiede percorsi formativi e aggiornamento, nella consapevolezza che autentici servitori della tradizione sono coloro che, nel farne memoria, sanno discernere i segni dei tempi e aprire nuovi tratti di cammino”.

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