80° leggi razziali: mons. Delpini (Milano), “oggi il germe più preoccupante è soprattutto il terreno dell’indifferenza”

“Pensando alle leggi razziali, a questa fase oscura della nostra storia, sento nascere in me due sentimenti: quello della vergogna, perché una città come Milano, un Paese come l’Italia ha potuto generare tutto questo, e il senso dell’irreparabile per le sofferenze che da quella scelta sono derivate. Sono sentimenti paralizzanti e noi invece siamo qua perché questa paralisi non diventi rammarico ma riflessione, principio di sapienza”. Sono queste le premesse da cui è partita la riflessione dell’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, che ha portato il suo saluto, questa mattina, all’Università Cattolica al convegno “A ottant’anni dall’emanazione delle leggi razziali: istituzioni e società per una memoria attiva”. “Il cardinal Schuster qualche giorno prima della promulgazione delle leggi razziali – ha ricordato Delpini -, in un discorso, aveva tacciato il razzismo di eresia. Eppure Milano era tutta cristiana e questo non ha impedito che le leggi venissero applicate”. L’arcivescovo si è chiesto quale fosse il retroterra culturale che ha permesso tutto questo e ha invitato a cogliere i germi che anche oggi sono presenti nella nostra società. “La storia non è una linea retta – ha proseguito Delpini – perché è sempre in mano alla libertà degli uomini. Oggi il germe più preoccupante è soprattutto il terreno dell’indifferenza, quello che capita agli altri non mi tocca, e questo atteggiamento può generare ancora oggi cose aberranti”. Per questo, ha concluso l’arcivescovo, “dobbiamo capire come non fermarci alla vergogna, ma esercitarci alla presa di responsabilità visto che a suo tempo noi ne siamo stati incapaci”.

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