Siria: Bressan (Lumsa), “conflitto non finisce senza un negoziato in cui non siano presenti gli attori che più si sono opposti ad Assad, come l’Arabia saudita”

“È almeno dal 2012 che in Siria assistiamo all’uso delle armi chimiche intorno al quale esiste una vera e propria guerra mediatica con le difficoltà delle fonti a verificare le notizie, i video, le inchieste e le controinchieste. L’uso delle armi chimiche ci indigna e le immagini che si vedono sui social sono raccapriccianti. Ma dobbiamo ricordare che in Siria si combatte e si muore da 8 anni”. Lo ha detto, in un’intervista al Sir, Matteo Bressan, Emerging Challenges Analyst per il Nato Defense College Foundation e docente di Relazioni internazionali presso la Lumsa di Roma, commentando il presunto attacco chimico a Duma, contro l’ultima roccaforte dei ribelli anti-Assad nella Ghouta orientale. Gli Usa hanno accusato il regime siriano ma Damasco e il suo alleato russo negano ogni coinvolgimento. L’attacco nella Ghouta orientale, già riconquistata dal governo per il 95%, è avvenuto dopo la sigla di un’intesa tra il gruppo ribelle Jaich al-Islam e la Russia alleata di Assad che prevedeva l’evacuazione dei combattenti, e loro familiari, e di molti civili, verso la provincia di Aleppo ancora dominata dagli insorti. Per l’analista “l’evacuazione di combattenti e delle loro famiglie era accaduta anche ad Aleppo. La scomposizione demografica della Siria è un altro elemento che emerge da questo conflitto e di cui si parla poco. Si tratta di una tattica che potrebbe essere usata anche dalla Turchia per ridefinire i rapporti di forza con i propri vicini di confine. Nel recente vertice del 4 aprile, ad Ankara, tra Russia, Iran e Turchia, il premier turco Erdogan ha detto che già 160mila siriani sono rientrati nel cantone di Afrin. Una presenza che riequilibra quella curda che già vive in quella zona”. Nel complesso puzzle siriano sembrano particolarmente attivi Arabia Saudita e Israele, soprattutto in funzione del nemico comune, l’Iran. Il timore di entrambi è che “Assad e la Siria diventino dei fantocci nelle mani dell’Iran. Quest’ultimo vede con grande preoccupazione l’alleanza ‘israelo-saudita’ così come la messa in discussione da parte di Trump dell’accordo sul nucleare”. Sulle possibilità di un negoziato che trovi una soluzione pacifica al conflitto, Bressan ha affermato che “dal 2012 esiste una spaccatura all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, tra Usa, Francia, Gran Bretagna, Russia e Cina, fatta di veti incrociati su qualsiasi iniziativa in territorio siriano. Oggi il punto di partenza di un negoziato non è più l’alternativa ad Assad ma la presenza iraniana anche perché va detto che le due agende, di Iran e Assad da un lato e della Russia dall’altro, non combaciano del tutto. In caso di guerra aperta tra Iran e Israele la Russia, come fatto trapelare da Mosca, starà con quest’ultimo”. Altro ostacolo per la pace è Al Qaeda che riorganizzatosi oggi vanta circa 20mila miliziani armati in Siria. “Sul piano internazionale, senza un tavolo in cui non siano presenti anche gli attori che più si sono opposti ad Assad, Arabia saudita in testa, questo conflitto non potrà terminare”.

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