Richiedenti asilo: p. Ripamonti (Centro Astalli), “calo arrivi non è successo ma sconfitta. Non vergognarsi di aiutare”

L’accordo con la Libia stipulato nel luglio 2017, “che viene salutato come un successo, è per noi una grande sconfitta dell’Italia e dell’Europa intera, confermata dalla notizia che la Corte penale dell’Aja sta indagando per crimini contro i migranti perpetrati in Libia”: lo ha affermato oggi padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, durante la presentazione del Rapporto annuale 2018 al Teatro Argentina di Roma. Un accordo che “ha ridotto notevolmente il numero degli arrivi in Europa attraverso la rotta del Mediterraneo centrale – ha confermato – ma il prezzo che viene pagato in termini di violenza sulle persone è inimmaginabile”. Padre Ripamonti ha ricordato le cifre dei richiedenti asilo e rifugiati nel mondo, oltre 65 milioni, un “trend rallentato, così come gli arrivi in Europa: 171.000, meno della metà di quelli del 2016 che furono 362.753. In Italia al 31 dicembre 2017 erano 119.369”. Inoltre, “dall’anno 2000 ad oggi – ha fatto notare – circa 10.000 km di cemento e filo spinato sono stati utilizzati per dividere popoli e nazioni con investimenti di milioni di euro”. Padre Ripamonti ha poi risposto alle critiche di chi pensa che occuparsi di migranti sia “sinonimo di malaffare e in alcuni frangenti ad alcune persone è stato imputato come reato”. “Non dobbiamo vergognarci di quanto abbiamo fatto e di quanto facciamo ogni giorno per i nostri fratelli e sorelle migranti – ha scandito tra gli applausi -. Occorre continuare a farlo sempre meglio e andando avanti con un coraggio sempre maggiore. Non siamo poveracci che aiutano dei poveri, siamo uomini e donne che con senso di responsabilità civile non vogliono smarrire il proprio senso di umanità”. All’incontro sono intervenuti anche il direttore dell’Espresso Marco Damilano e la presidente della Rai Monica Maggioni. Entrambi hanno ricordato l’importanza di  comunicare in maniera corretta, valorizzando le storie e usando la razionalità, la complessa questione delle migrazioni, oggi di portata storica. Felipe Camargo, direttore dell’ufficio regionale Sud Europa dell’Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), ha ribadito che “il diritto alla protezione internazionale è un diritto individuale e non su base nazionale”, facendo riferimento alla situazione in Afghanistan, “che peggiora sempre di più” mentre è sempre più difficile per gli afgani avere accesso all’asilo.

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