Migrazioni: politiche europee, accoglienza nei territori, questioni aperte. Il dibattito nella sede Caritas di Milano

(Milano) I fenomeni migratori in Italia e in Europa e i tentativi di risposta da parte delle istituzioni nazionali e comunitarie, il contributo della società civile, quello della Chiesa, il ruolo di Caritas: sono alcuni degli aspetti affrontati durante il convegno svoltosi questa mattina a Milano, promosso da Caritas Ambrosiana e dalla Rappresentanza della Commissione europea a Milano. Pubblico numeroso nella sede Caritas di via San Bernardino (molti i giovani presenti), densi gli interventi di rappresentanti di istituzioni, enti locali, imprese, terzo settore. L’incontro è stato aperto da Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana, e da Massimo Gaudina, capo della Rappresentanza a Milano della Commissione Ue. Quindi le relazioni di Silvio Grieco, policy officer Migration and Home Affairs della Commissione, di Chiara Favilli, docente di diritto della Unione europea dell’Università degli studi di Firenze, di Oliviero Forti, responsabile ufficio Immigrazione di Caritas Italiana. Al centro della prima sessione le difficoltà a creare vere politiche comuni in sede Ue per affrontare il fenomeno migratorio, con Parlamento e Commissione Ue maggiormente orientate a costruire azioni condivise nel segno della solidarietà, e dall’altra parte i governi degli Stati membri che tendono a evitare ogni coinvolgimento nell’accoglienza per ragioni – è stato detto – di immediato interesse elettorale.
Focus anche sul caso-Italia, certamente il Paese europeo più esposto verso le regioni di provenienza dei flussi, “lasciato sostanzialmente solo” in Europa ad affrontare l’emergenza migratoria. E propria l’emergenzialità degli interventi è stata più volte denunciata dagli oratori, rispetto alla necessità di passare a una vera politica di medio e lungo periodo, orientata anche al contenimento dei flussi, ma soprattutto a dare dignità alle persone migranti e a integrarle, nel rispetto – pure essenziale – delle comunità che accolgono. È quindi seguita una tavola rotonda, nella seconda metà della mattinata, con numerose voci: Umberto Garsia, vice prefetto vicario di Milano, si è soffermato sul sistema di accoglienza in Italia e ha esposto alcune linee circa la gestione dell’accoglienza in Lombardia; Pierfrancesco Majorino, assessore alle politiche sociali, salute e diritti del Comune di Milano, ha illustrato il sistema milanese di accoglienza, sottolineando fra l’altro che “il clima è ostile e che oggi si ragiona non tanto su come accogliere” i richiedenti asilo, ma “se accoglierli”. Massimo Minelli, presidente di Confcooperative Lombardia, e Samantha Tedesco, responsabile area programmi e advocacy Sos Villaggi dei bambini, hanno illustrato alcuni casi concreti di accoglienza, mettendo in luce le difficoltà che si riscontrano in tal senso, ma anche segnalando gli aspetti positivi e i “germi di speranza” che un’accoglienza solidale, organizzata, controllata ed efficace può assicurare ai migranti e agli stessi territori che accolgono.
Antonio Fantasia, di Caritas Europa, ha tracciato una sorta di collegamento tra le esperienze diffuse delle Caritas in Europa e il livello continentale. Patrizia Toia, europarlamentare, si è soffermata sugli aspetti politici delle migrazioni e su quanto si sta muovendo fra Bruxelles e Strasburgo attorno al tema. Nel concludere i lavori, Gualzetti ha affermato che “questo convegno ci consegna ancora una volta la necessità di un’opera culturale e di conoscenza attorno alle migrazioni, che possa incidere sulle coscienze personali, sull’opinione pubblica e sullo stesso lavoro delle istituzioni europee”. Numerose, da parte dei relatori, le questioni sollevate che, al momento, restano senza risposta. Domande relative, ad esempio, alla riforma del sistema di asilo, al mancato coinvolgimento di diversi Paesi Ue nell’affrontare l’emergenza-migratoria, all’apertura di corridoi umanitari, alla cooperazione allo sviluppo per prevenire il generarsi dei flussi, alla promozione di un sistema legale di immigrazione “in un’Europa invecchiata che ha bisogno di energie giovani”, all’abolizione della legge Bossi-Fini (invocata esplicitamente dalla Caritas), all’approvazione di uno ius soli temperato o ius culturae.

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