Embraco: passo in avanti verso la reindustrializzazione dell’area, ma i sindacati rimangono cauti

Un timido passo in avanti. Così può essere sintetizzata la giornata di oggi per gli operai della Embraco-Whirlpool dopo l’incontro fra Governo, azienda e rappresentanti sindacali per fare il punto sulle ipotesi di reindustrializzazione dell’area di Riva di Chieri (Torino), dov’è ancora attivo lo stabilimento della multinazionale in procinto di chiudere.
Dopo l’accordo di congelamento dei 497 licenziamenti (su 537 dipendenti), raggiunto alla fine di marzo, appena in tempo per scongiurare l’avvio concreto delle procedure, oggi il Governo e Invitalia dovevano presentare le prime ipotesi di concreto interessamento all’area da parte di altri gruppi industriali, operazione necessaria per avviare davvero la reindustrializzazione del sito produttivo.
Sarebbero tre i gruppi interessati ad insediarsi almeno in una parte dell’area che la Whirlpool vuole abbandonare. Prima di tutto un’azienda italo-israeliano-cinese, poi un gruppo italiano del nord-est e infine un gruppo giapponese. La prima cordata lavora nel settore dei depuratori e dei robot per la pulizia dei pannelli solari; l’azienda italiana sarebbe attiva nella rigenerazione degli elettrodomestici. Per ora non sono trapelate altre informazioni sulle intenzioni delle nuove imprese; il 23 aprile ci sarà quindi un altro incontro.
Improntati alla cautela tutti i commenti. A partire dallo stesso ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, che alla fine della riunione ha spiegato: “Con i sindacati abbiamo convenuto di procedere con attenzione nella selezione perché si tratta di una scelta irreversibile e va fatta con tutti i parametri necessari”. In una nota congiunta, invece, Uilm e Fiom hanno spiegato che “dal tavolo non sono emerse novità significative rispetto a quanto già comunicato; è stato confermato l’interesse da parte di tre soggetti disposti a investire nel sito”. È stato comunque assicurato che l’esecutivo porterà a termine le procedure burocratiche “che serviranno per agevolare l’insediamento di nuove realtà produttive entro la scadenza dell’attuale Governo”. In particolare Dario Basso, segretario della Uilm di Torino, e Vito Benevento, responsabile Embraco per la Uilm, hanno registrato “con moderata soddisfazione la comunicazione ufficiale resa oggi dal ministero. In questa fase la cautela è d’obbligo”. Mentre Lino La Mendola, della segreteria provinciale Fiom, e Ugo Bolognesi, responsabile Embraco per la Fiom, hanno parlato di una “riunione interlocutoria” ammettendo che “ci aspettavamo qualcosa in più”.
Grande attenzione è comunque posta al mantenimento di tutti i posti di lavoro. Con anche una novità rispetto alle altre vicende simili. Calenda ha infatti confermato “che lo strumento del fondo contro le delocalizzazioni è stato deliberato” e che alla fine del mese potrà essere operativo. Il fondo interverrà nel caso in cui l’opera di reindustrializzazione non si fosse completata entro il 31 dicembre. In questo modo Invitalia potrà gestire e partecipare direttamente alla reindustrializzazione stessa.
Embraco produce ancora a Riva di Chieri motori per frigoriferi ma l’attività sarà spostata tutta in Slovacchia alla fine dell’anno. Sul caso, scoppiato nello scorso ottobre, si sono interessati oltre ai sindacati anche la Curia di Torino (l’arcivescovo Nosiglia aveva portato direttamente la solidarietà della diocesi e interessato anche Papa Francesco), oltre che il Parlamento Ue. Calenda aveva anche chiesto alla commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager di verificare la correttezza dell’operato della Slovacchia e della Embraco nel trasferimento della produzione fuori dall’Italia. “Sta indagando, mi aspetto una risposta entro aprile”, ha detto oggi il ministro.

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