Conferenza episcopale lombarda: lettera alle comunità, “Camminiamo, famiglie!”. “Accompagnare le fragilità”

(Milano) Si intitola “Camminiamo, famiglie!” la lettera dei vescovi lombardi ai sacerdoti, alle famiglie, alle comunità, resa nota oggi e relativa alla “Amoris laetitia” di Papa Francesco. “Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare! Questo è l’invito conclusivo dell’esortazione apostolica”, afferma nelle prime righe il documento dell’episcopato lombardo “quale frutto di un’intensa preparazione, che ha visto riunirsi due Sinodi dei vescovi, raccogliendo il contributo di tante comunità e famiglie. Noi vescovi lombardi, oggi, ci rivolgiamo ai sacerdoti, diocesani e religiosi, agli operatori pastorali e alle famiglie delle nostre Chiese locali per esprimerci sulla ricezione di tale importante documento nel nostro contesto. Lo facciamo dopo un po’ di tempo, in modo da poter valorizzare le riflessioni e le esperienze diffuse, per offrire chiarezza e ulteriore slancio al quotidiano impegno pastorale di tutti noi”. Per i vescovi lombardi, Amoris laetitia è “un documento ricchissimo, che il Papa stesso raccomanda di non accostare frettolosamente. Richiede di essere letta e studiata per intero, con pazienza, per comprenderla nelle sue intenzioni e accoglierla nei suoi contenuti e metodi”. “Durante i Sinodi e dopo la pubblicazione di Amoris laetitia l’attenzione dei mass-media si è concentrata soprattutto sulla problematica legata alle situazioni familiari difficili o complesse (convivenze, matrimoni solo civili, separazioni, divorzi, nuove unioni). Certamente la complessità di queste situazioni è oggi più accentuata rispetto al passato, e ci impone di non attardarci in silenzi inoperosi”.
“La strada che come Chiesa vogliamo continuare a percorrere – sottolinea la lettera – è quella della bellezza dell’amore vissuto in famiglia, pur nella consapevolezza delle difficoltà e fragilità presenti oggi, di fronte alle quali solo la luce della verità e la medicina della misericordia possono, insieme, dare sollievo e forza”. Rispetto all’accompagnamento pastorale di tali situazioni di debolezza, i vescovi lombardi sottolineano che “affinare l’arte del discernimento, confidando nella grazia e nella Chiesa, significa non ridurre mai la questione ad un Sì o un No immediati, e tanto meno generali, per offrire piuttosto concrete opportunità di crescita nella fede, di verifica attenta della vicenda esistenziale, di cammino verso l’esperienza piena della vita in Cristo”. Nel documento si chiarisce che “non muta l’insegnamento morale della Chiesa, riguardo il rapporto tra gravità oggettiva di un male e la sua effettiva imputabilità alla coscienza della persona, nella concretezza del suo divenire. Ci viene chiesto di essere più pastori e padri, educatori e fratelli, nel condividere con gli uomini e le donne del nostro tempo la fatica dell’essere cristiani oggi”. “Incoraggiati ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari, i presbiteri devono aiutare a compiere un serio esame di coscienza, tramite momenti di riflessione e di pentimento, riguardo i propri comportamenti e le loro conseguenze sugli altri”, si legge.

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