Riviste: De Simone (filosofa), “il dovere di pensare”. Cultura, fede e politica nel nuovo numero di “Dialoghi”

Con le elezioni del 4 marzo si è concluso “un momento importante della vita del Paese, vissuto con una buona dose di disorientamento e di confusione. Qualcuno ha definito l’ultima campagna elettorale la ‘fiera dei miracoli’. Promesse fantasmagoriche, soluzioni strabilianti presentate come a portata di mano. Senza occuparsi della sostenibilità o della praticabilità della loro realizzazione. In campagna elettorale, si sa, tutto diventa possibile e soprattutto le paure trovano un canale in cui rimbalzare dando corpo a interpretazioni della realtà immediate e viscerali e a prospettive di soluzione altrettanto immediate e viscerali”. Lo scrive Pina De Simone, filosofa, direttrice della rivista culturale “Dialoghi” promossa dall’Azione cattolica italiana, nell’editoriale intitolato “Il dovere di pensare”. Il trimestrale di riflessione civile ed ecclesiale esce in una veste rinnovata, con un’ampia parte dedicata ai temi della politica nazionale. Fra i contributi del numero figurano “Francesco e il nodo dei diritti umani” (Giuseppe Dalla Torre), “In cerca della Politica con la maiuscola” (Matteo Truffelli), “Azione cattolica e azione politica” (raccolta di riflessioni offerte dal recente Convegno Bachelet a cura di Paolo Trionfini e Ilaria Vellani), “L’impegno culturale ed educativo” (Giuseppe Elia), “La cura della vita democratica e la partecipazione” (Marco Ivaldo), “La promozione delle donne” (Beatrice Draghetti), “L’Homo saecularis e l’età dell’inconsistenza” (Piero Pisarra).

Nel suo editoriale, De Simone osserva: “Può esserci libertà senza conoscenza, esercizio di responsabilità senza pensiero? Oggi più che mai ci sembra di poter dire che, al di là delle formule di governo che verranno trovate, la speranza per il nostro Paese (e non solo…), la possibilità di un futuro più umano, passano attraverso il pensiero”. “Se possiamo sperare di vincere l’indifferenza su cui cresce la violenza di ogni genere; se possiamo sperare di sottrarci al gioco perverso degli interessi di chi vuole alimentare una guerra tra poveri, dobbiamo ricominciare a pensare: a pensare criticamente e a pensare insieme”. Pensare criticamente “perché il pensiero è capacità di porre domande, non di dubitare di tutto in uno scetticismo paralizzante, ma di saper cercare ciò che conta, ciò che è al fondo e che muove i processi dentro cui siamo immersi”. Pensare criticamente “non vuol dire lasciarsi andare ad una asettica e sterile analisi che si gloria della propria perizia. Vuol dire piuttosto riflettere, piegarsi sulla realtà in quanto vissuta, per coglierne il senso. È capacità di giudizio e di discernimento”. Ancora: “Pensare criticamente vuol dire lasciar battere al fondo del nostro interrogare la ricerca del bene, riconoscendone la trascendenza rispetto a noi stessi ma anche l’imprescindibile priorità. Ed è assunzione di responsabilità, perché la conoscenza non è mai fine a se stessa, ma è sentirsi implicati nella realtà: il pensiero non è mai sganciato dall’azione”. “Un simile pensare però, non è possibile se non come un pensare insieme. È soltanto nel confronto che possiamo conoscere, capire, imparare ad agire, un confronto che è fatto prima di tutto di ascolto: perché la verità è dialogica e relazionale”. Per leggere la versione integrale dell’editoriale: http://azionecattolica.it/il-dovere-di-pensare.

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