Operatori pastorali con rom e sinti: card. Turkson, nuova evangelizzazione “per trasmettere la fede”

Una nuova evangelizzazione per “trasmettere la fede. Ed è doveroso fare discernimento pastorale per sostenere e favorire e, se necessario, purificare e rettificare il senso religioso di quelle forme di pietà, di devozione e di culto popolare che possono aiutare i rom, i sinti e altri gruppi gitani, a progredire nella conoscenza di Cristo e della Chiesa”. È quanto scrive il prefetto del Dicastero per lo Sviluppo Umano e Integrale, card. Peter Turkson, in un messaggio agli operatori pastorali con rom e sinti riuniti a Banneaux, in Belgio, per l’incontro annuale “Pietà popolare, culto e devozione”. Per il porporato la “pietà popolare, nella sua più classica formulazione proposta dal Direttorio sulla pietà popolare e liturgia, secondo cui ‘le diverse manifestazioni cultuali di carattere privato o comunitario che, nell’ambito della fede cristiana, si esprimono prevalentemente con i moduli della sacra liturgia, ma nelle forme peculiari derivanti dal genio di un popolo o di una etnia e della sua cultura’, quasi si iscrive nella cultura e nella identità dei gitani. Il popolo gitano non solo vive le varie espressioni della pietà popolare attraverso l’arte, il folklore, la musica e la danza, ma sembra identificarsi con esse”.

Il card. Turkson sottolinea l’insegnamento di Papa Francesco sul tema della devozione popolare evidenziando che “sottovalutare la forza evangelizzatrice della pietà popolare sarebbe come spegnere lo Spirito, cosa che non deve succedere mai” e ricordando la devozione popolare dei gitani cattolici verso Maria “dalla quale imparano il dialogo personale e profondo con Dio. La devozione mariana li spinge a pellegrinare nei più famosi santuari mariani da Roma a Compostela, da Lourdes a Fatima, da Saintes-Maries-de-la-Mer a Banneux, da Czestochowa a Gaboltov”: “è motivo di gioia sapere che la Bibbia e il Nuovo Testamento sono tradotti in varie lingue delle etnie gitane e in molti Paesi esistono le Scuole di fede, i gruppi di preghiera e vengono offerte altre opportunità per favorire la crescita spirituale”. Turkson, nel suo messaggio ricorda anche i circa 180 consacrati, nel mondo, di origine gitana che possono essere “protagonisti e testimoni in grado di favorire il processo di conversione e la crescita nella fede dei loro fratelli e sorelle di etnia, aiutandoli a vivere e ad essere Chiesa”.

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