Istruzione: Diaco (Acli Bologna), “insegnamento della religione cattolica nella scuola è prima di tutto un fatto culturale”

“L’insegnamento della religione cattolica (Irc) nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado è regolato dal Concordato, recepito dalla Costituzione”, osserva il presidente provinciale delle Acli di Bologna, Filippo Diaco, in merito alla notizia odierna delle due scuole del Quartiere San Donato, nelle quali l’ora di religione è stata ufficiosamente rinominata “delle religioni”. “Un simile progetto si può svolgere in collaborazione con l’ora, costituzionalmente regolata, che è denominata appunto Irc, ma non può sostituirla”, continua Diaco. “Fra l’altro, oggi, in tutti i testi scolastici di questa disciplina sono previsti capitoli dedicati proprio al dialogo interreligioso e alla scoperta delle altre fedi e culture. È prevista, per chi vuole, l’ora alternativa”. “Se anche le altre comunità religiose presenti in Italia desiderano un insegnamento confessionale, propongano allo Stato un accordo legislativo apposito, ma non avrebbe senso riempire di altri contenuti dei programmi scolastici pensati e costruiti in decenni di lavoro, con finalità specifiche, che non sono un contenitore vuoto da colmare”. Le motivazioni delle Acli alla critica non sono solo giuridiche, ma soprattutto culturali: “L’insegnamento della religione cattolica nella scuola è prima di tutto un fatto culturale, di scoperta, per i ragazzi della storia e della cultura del loro Paese, cui il cattolicesimo ha dato nei secoli un apporto da cui è impossibile prescindere, come anche la revisione del Concordato 1985 ha ribadito. L’Irc può e deve avere per la scuola italiana una valenza interdisciplinare di primo ordine”.
Si sta correndo il rischio”, prosegue il presidente provinciale, “che, per rispetto di tutte le culture, la nostra sia messa in subordine alle altre. Non può essere così, non si può dimenticare che il cristianesimo, oltre che una religione, è stato ed è il principale motore storico, artistico e culturale dell’Italia e ispiratore dei padri fondatori dell’Europa. Cancellare la nostra identità culturale dalle conoscenze dei ragazzi, anche se stranieri, è esattamente l’opposto dell’integrazione”. Anche le Acli mettono in atto programmi di integrazione culturale al proprio doposcuola e centro estivo, frequentati all’80% da famiglie straniere: “Queste famiglie chiedono spontaneamente di associarsi alle Acli, nonostante quella croce ben evidente sulla tessera: per noi la vera integrazione non significa modificare quel simbolo per rispetto, ma spiegare alle famiglie ciò che abbiamo in comune e che accomuna le rispettive appartenenze. Nessuno si è mai tirato indietro”, osserva Diaco. Dunque bocciatura senza appello dell’iniziativa da parte delle Acli di Bologna: “Potrebbero essere associazioni come la nostra ad essere invitate a scuola a parlare di integrazione culturale e dialogo interreligioso, ma la scuola faccia la scuola e si attenga ai programmi”, conclude Diaco.

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