Fede e cultura: Udine, dalla trincea alla parrocchia. Vecchio (Un. Parma), don Primo Mazzolari, la guerra, la patria, la pace

Don Primo Mazzolari in divisa militare

(Udine) “Don Primo Mazzolari, il ritorno alla pace e la memoria della grande guerra” è il tema assegnato a Giorgio Vecchio (Università di Parma, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Mazzolari) per la sua odierna relazione al convegno di Udine dal titolo complessivo “Dalla trincea alla parrocchia: il ritorno dalla grande guerra e la memoria”. Mazzolari (1890-1959), fu in divisa dal 1915 al 1920; in guerra perse l’amato fratello Peppino; accompagnò le sofferenze dei militari, e le loro esigenze spirituali, in diverse regioni di guerra e fin oltre l’evento bellico. Partito per il fronte come convinto “interventista”, portò a casa e nel suo ministero una profonda rivisitazione del concetto di guerra, fino a diventare un simbolo del pacifismo italiano ed europeo (del 1955 è il suo volume “Tu non uccidere”, ritenuto appunto un manifesto del pacifismo di matrice cattolica). Vecchio nel suo intervento dapprima riepiloga le tappe della vita militare di don Mazzolari, per poi riferire dei numerosi interventi, omelie, discorsi, scritti del sacerdote cremonese sul tema della memoria della guerra e degli insegnamenti da trarne. Ad esempio, commemorando la vittoria del 1918, affermerà: “Eravamo contenti di non morire ma anche di non far morire. Fu l’unico giorno in cui il fucile non pesava nelle mani e sulle spalle perché non pesava più sul cuore. Per questo soprattutto nessun giorno della patria fu più bello del 4 novembre 1918”.
In altra occasione Mazzolari riflette sul binomio religione-patria, simboleggiato dalla sua presenza fisica accanto alla bandiera. “La religione, benedicendo la bandiera, mette in luce il divino che c’è nell’idea di patria, affinché coloro che vi si accostano ne prendano un rispetto immenso e si guardino di profanarla in qualsiasi modo. […] Questa è la meraviglia della religione: quindi la necessità che essa presieda ogni attività buona dell’uomo. In altre parole: ho benedetto la bandiera perché noi ci disponiamo a mettere fuori del nostro cuore quello che di essa è indegno”. Mazzolari invita a purificarsi da tre cose, spiega il prof. Vecchio, “ovvero anzitutto ‘il concetto o l’esaltazione pagana della guerra, come se la guerra fosse una festa o un avviamento necessario per la grandezza della patria’. Secondariamente Mazzolari invita a purificarsi ‘da ogni particolarismo, dallo spirito settario e partigiano, il quale pretende di monopolizzare, di restringere a pochi, a una classe eletta, l’onore e il dovere di essere italiani’. Qui la polemica con il fascismo è evidente – osserva Vecchio – e risponde a un’altra posizione tipica dei cattolici del tempo, volti a rivendicare il proprio contributo di sangue alla patria, contestando la pretesa monopolistica fascista del patriottismo”. Infine per don Primo Mazzolari “bisogna evitare il rischio di credere di aver già fatto a sufficienza: ‘Nessuno può dire, guardando la bandiera della patria: io ho fatto abbastanza per te. Solo i morti lo possono dire, perché essi davvero hanno dato tutto’”.

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