Fede e cultura: Udine, dalla trincea alla parrocchia. Don Bignami (Fond. Mazzolari), “strade generatrici che preparano la Gaudium et spes”

Don Primo Mazzolari celebra la messa per i militari italiani a Cosel, 1920 (foto Fondazione Mazzolari)

(Udine) Gli orrori della guerra, e la “condivisione” da parte dei sacerdoti dell’esperienza della trincea, fanno sorgere numerosissime crisi spirituali: “La crisi del prete soldato o cappellano militare assume molteplici forme” perché “la guerra è passata come un uragano lasciando segni di devastazione, disumanità, odio”. Una crisi – tratteggiata da don Bruno Bignami al convegno in corso a Udine – che è sia “personale” che “istituzionale”, nel senso che riguarda le stesse comunità parrocchiali e tante diocesi, specialmente quelle nei pressi del fronte. Don Celso Costantini, amministratore apostolico a Fiume, nel 1921 scrive della difficile ripresa post bellica: “cappellani militari e preti profughi che ritornavano e che bisognava ricollocare a posto; il seminario da riattivare; paesi senza preti, a cui urgeva provvedere; opera di ricostruzione morale e religiosa e pure di assistenza caritativa; rapporti che bisognava ristabilire con le autorità civili e militari italiane”. L’Italia è stremata dalla guerra; la “vittoria” non lenisce le ferite con le quali anche la Chiesa deve fare i conti. “C’è bisogno di uomini nuovi”, segnala padre Semeria, per ricostruire sulle macerie della guerra; ciò vale per la realtà civile come per quella ecclesiale, sia Italia che negli altri Paesi coinvolti nella contesa. Un messaggio che, sottolinea il relatore, ha la forza dell’attualità.
“C’è molto da fare – osserva, alla luce dei suoi studi, don Bignami – in tema di formazione delle coscienze e l’avvento rapido del fascismo testimonia quanta fatica si è avuta nella capacità di leggere la realtà. Soprattutto ci si accorge che la guerra aveva riscritto la relazione tra il ministero” sacerdotale “e il mondo: un rapporto non più di separazione, ma di condivisione”. “Su queste lunghezze d’onda si collocano le strade generatrici ipotizzate da alcuni protagonisti del clero in guerra: l’antifascismo come formazione di coscienze libere, la carità in risposta alle ferite della guerra e la missione come esigenza di fraternità. Sono rivoli che si trasformeranno in fiume carsico nel Novecento, capace di preparare i temi di Gaudium et spes del Concilio Vaticano II”, fra i quali il rapporto Chiesa-mondo, la pace, la laicità.

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