Brasile, Lula nella sede del sindacato: Quintela (attivista sociale), “casi di corruzione ci sono stati, ma questa è persecuzione politica”

“A mio avviso si tratta di una persecuzione politica. Lula è stato condannato senza prove, basti pensare alla vicenda dell’appartamento che avrebbe ricevuto, e qui in Brasile non abbiamo mai visto una tale rapidità nel prendere decisioni a livello giudiziario”. Questo il giudizio di Sandra Quintela, coordinatrice del Pacs (Instituto Políticas Alternativas para o Cone Sul), interpellata dal Sir, rispetto alla vicenda giudiziaria dell’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che non si è ancora consegnato alla Polizia e si trova asserragliato nella sede del sindacato dei metalmeccanici di San Paolo. L’attivista sociale mette in fila questa vicenda con quella che ha visto protagonista l’ex presidente Dilma Rousseff, deposta dalla carica a causa della cosiddetta “pedalata fiscale”, rispetto alla quale “lo stesso Pubblico ministero federale ha affermato che non sono stati commessi reati”. Secondo Sandra Quintela questo non significa che non ci siano stati episodi di corruzione nel Partido dos Trabalhadores, anche a causa del sistema politico brasiliano, che impone al presidente eletto di cercare accordi per avere la maggioranza in parlamento. “Certo che c’è stata corruzione – spiega – ma resta il fatto che questa è una decisione politica, molto preoccupante. Ci sono situazioni di corruzione e vicinanza al narcotraffico in altre forze politiche, ma su queste la giustizia non interviene”. La coordinatrice del Pacs non pensa che al posto di Lupa possano presto emergere altre leadership politiche: “Lula è Lula, non ci sono persone pronte, la situazione è molto complessa e il rischio è che emergano élite che rubano ai poveri e alle minoranze etniche”.

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