Terremoto L’Aquila: mons. Petrocchi (arcivescovo), la città “non va ridisegnata al passato, ma pensata al futuro”

“L’Aquila non va ridisegnata al passato, ma pensata al futuro. Inoltre, L’Aquila che deve ‘risorgere’, non è solo quella raccolta dentro le mura, ma anche quella esterna: cioè, allargata ai centri limitrofi che l’hanno costruita”. Lo scrive mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo de L’Aquila, nel suo messaggio in occasione del 9° anniversario del terremoto che ha distrutto la città. Il presule è consapevole che “alcuni dolori sono così acuti e profondi, che non possono essere espressi ‘parlando’: forse la loro manifestazione più immediata e intensa è il grido”. “Quando è impossibile urlare, queste sofferenze restano ‘mute’: tuttavia il grido non si azzittisce ma diventa ‘silenzioso’ – aggiunge –. Va detto, allora, che questa ‘voce’ inespressa si sente lo stesso e fa stringere l’anima”. Mons. Petrocchi ricorda “tutte le vittime di questa immane tragedia: sia quelle stroncate dal sisma, come anche coloro che sono decedute successivamente, a causa dei traumi del ‘dopo-terremoto’”. “Le grandi braccia dell’amore, cristiano ed umano, sono capaci di stringere tutti: quelli che camminano nel tempo, ma anche quelli già approdati all’eternità di Dio”, sottolinea l’arcivescovo. Infine, una considerazione sulla “lezione fondamentale”, contenuta nella “dolorosa esperienza del terremoto”. “Ci insegna a puntare sull’essenziale, su ciò che conta davvero e non ci verrà mai tolto – conclude –. Proprio l’amicizia, che ci lega a questi fratelli che abitano nella Casa definitiva di Dio, obbliga a rinforzare i vincoli della coesione, ecclesiale e civile, come anche a mobilitare tutte le nostre forze nella ricerca concordata del bene comune”.

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