Terremoto a L’Aquila: mons. Petrocchi (arcivescovo), “riedificare non solo le devastazioni esterne, ma ricomporre le fratture interiori”

“Per la comunità aquilana questo è il tempo della laboriosità, della ripresa, della saggezza e della prossimità: dimensioni che debbono essere declinate al presente, ma ancora meglio in prospettiva dell’avvenire”. Lo scrive mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo de L’Aquila, nel suo messaggio in occasione del 9° anniversario del terremoto che ha distrutto la città. Il presule ricorda “l’orologio che batte le ore della storia de L’Aquila”, che “non è restato fermo alle 3.32 del 6 aprile 2009”. “Quell’ora tremenda, non estranea al misterioso disegno salvifico di Dio, sarà sempre conservata nella memoria della nostra gente, ma non può arrestare i palpiti del cuore di questa Città”. Nelle parole di mons. Petrocchi l’incoraggiamento “non solo a riedificare le devastazioni esterne, ancora visibili, ma a ricomporre le fratture interiori, provocate dal sisma”. “Infatti, c’è un terremoto che scuote la terra, ma c’è anche il terremoto dell’anima, che ferisce la mente, gli affetti e i rapporti interpersonali”. I verbi indicati dall’arcivescovo per la ricostruzione “non sono ‘progettare’ e ‘fare’, ma ‘ascoltare’ e ‘incontrare’: cioè, accogliere i bisogni profondi della gente, per disporli secondo il giusto ordine di priorità, e intensificare la tessitura delle ‘relazioni convergenti’, che potenziano la coscienza fattiva di essere un’unica famiglia”.

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