Care leavers: Sos Children’s Villages, manca normativa nazionale ma Regione Sardegna ha legge dal 2006 con programmi personalizzati

Nel nostro Paese la presa in carico e la responsabilità del servizio pubblico nei confronti dei ragazzi che vivono fuori famiglia cessa al compimento del 18° anno di età, e ciò comporta una transizione forzata e repentina verso l’età adulta che difficilmente tiene conto dei loro travagliati percorsi personali e familiari. In mancanza di una normativa specifica che si occupi del loro accompagnamento all’autonomia si sono sviluppate negli anni “a livello regionale e locale una serie di progettualità e buone pratiche”, rivela il report “Una risposta ai care leavers: occupabilità e accesso ad un lavoro dignitoso” di Sos Villaggi dei Bambini, sezione italiana di Sos Children’s Villages International, presentato oggi all’Onu. Si tratta per lo più di progetti gestiti dai servizi del privato sociale in collaborazione con gli enti locali, in alcuni casi sostenuti dalle Regioni con un’eccezione: quella della Regione Sardegna, unica in Italia ad aver introdotto una legge regionale specifica per i neomaggiorenni dimessi dai servizi di accoglienza residenziale (L.r.4/2006) con un programma sperimentale di inclusione sociale denominato dal 2015 “Prendere il volo” e definito “programma di accompagnamento personalizzato volto a consentire a giovani dimessi dalle comunità residenziali per minori di affrontare con successo il passaggio dal contesto protetto all’autonomia e di completare il proprio percorso formativo” (DGR 47/16 del 29/09/2015). Interamente finanziato dalla Regione Sardegna, il programma si rivolge a giovani dai 18 ai 25 anni per i quali prevede la definizione di un progetto personalizzato della durata massima di tre anni. Nel 2010 è nata l’Associazione “Agevolando”, la prima fondata da giovani che hanno vissuto questa esperienza (oggi 150 soci) e che nel 2014 ha creato il primo Care Leavers network in Emilia Romagna.

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