Azione cattolica: Alici (filosofo), “anche i laici cristiani, e non solo i pastori, devono avere l’odore delle pecore”

Anche il filosofo Luigi Alici, rivolgendosi alle presidenze di Azione cattolica convenute a Roma (Domus Pacis, 27-29 aprile) per il loro appuntamento annuale, ha svolto una riflessione su “Un popolo per tutti” a partire dal numero 6 della “Gaudete et Exultate” di Papa Francesco. “Anzitutto viene riaffermato il carattere comunitario della salvezza, volto ad accogliere la persona umana nella sua piena identità, che è un’identità relazionale, non individualistica né indifferenziata; nessuno si salva da solo”. In secondo luogo – ha affermato Alici – il popolo “non è un’entità amorfa in cui si annega l’identità personale: è questa la sua deformazione populista. Il popolo è, al contrario, una comunità umana articolata, fatta di una complessa tessitura di relazioni interpersonali che devono essere riconosciute e promosse secondo una pluralità di forme partecipative”. Infine emerge, dal testo di Bergoglio, un “carattere dinamico della dimensione popolare. I popoli nascono, crescono, invecchiano, possono ammalarsi, morire o guarire proprio come le persone. Insomma, la dimensione popolare appartiene al Dna dell’umano, purché la si intenda in senso aperto, dinamico, universalmente inclusivo”. “Dobbiamo fare nostro – ha proseguito il relatore – l’invito di Papa Francesco a non parlare del popolo, ma a vivere una immersione generosa nel suo tessuto fragile e vitale, dove anche i laici cristiani, e non solo i pastori, debbono avere l’odore delle pecore”.
Alici a questo punto ha percorso una sorta di “viaggio”, storico e culturale, sempre sul tema del “popolo”, partendo da sant’Agostino, attraversando illuminismo, romanticismo, individualismo borghese e collettivismo marxista, approdando all’Europa comunitaria di oggi. Giungendo quindi al “bivio in cui oggi ci troviamo, come credenti e come cittadini”, tra una “società anonima, al limite dell’impersonale, che predica la tolleranza e razzola nell’indifferenza, o una comunità chiusa, al limite del populismo, che predica l’identità e razzola nell’intolleranza”. “Due modelli che a volte mescoliamo in modo opportunistico, fino ad essere gelosamente individualisti nella sfera privata e accanitamente moralisti nella sfera pubblica”.

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