#UniteToCure: Smith (Cura Foundation), “migliorare salute, aumentare consapevolezza, incoraggiare investimenti in ricerca, infondere speranza”

Migliorare la salute delle persone e creare un forum di collaborazione per far progredire le cure, stimolare un dialogo aperto e un approccio interdisciplinare per affrontare le principali sfide sanitarie in tutto il mondo, aumentare la consapevolezza, educare il pubblico sui progressi scientifici e infondere ottimismo e speranza nei pazienti e nelle loro famiglie di tutto il mondo. Ma anche discutere l’effetto delle tecnologie emergenti e le loro implicazioni antropologiche, etiche, culturali, religiose e sociali e tentare di far aumentare gli investimenti in ricerca e innovazione. Ad illustrare gli obiettivi della quarta conferenza internazionale “Unite to Cure. A Global Health Care Initiative: How Science, Technology and 21st Century Medicine Will Impact Culture and Society” (Aula nuova del Sinodo, 26 – 28 aprile) è stata oggi Robin Smith, dottoressa statunitense presidente di Cura Foundation che promuove l’evento insieme con il Pontificio Consiglio della cultura, la Stem for Life Foundation e la Stoq Foundation. A confronto “medici, scienziati, ricercatori, pazienti, leader religiosi, giornalisti, imprenditori e filantropi”, spiega Smith per la quale è importante “tradurre la scienza in un linguaggio accessibile a tutti”. Obiettivi dei lavori anche la riduzione delle principali cause di cancro nei bambini, l’aumento degli iscritti al programma di trapianto di midollo osseo “Be The Match”, l’incoraggiamento alle persone a condividere le loro storie di speranza – ne verranno presentate alcune nel corso delle giornate – e “ad aiutarsi reciprocamente”. Per Peter Diamandis, fondatore e presidente esecutivo di XPrize, di fronte agli straordinari progressi della medicina negli ultimi 20 anni “la domanda è: qual è la sfida, l’impatto che vogliamo lasciare sulla cultura e sulla società?”.

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