Sessantotto: Giovagnoli (storico), “in alcuni tratti ‘anticipato’ dal Concilio”

I legami tra Concilio Vaticano II e Sessantotto sono più profondi, soprattutto in Italia, di quanto si sia portati a ritenere. Il Concilio ha infatti “preparato” in certa misura il terreno al grande movimento di contestazione che si è intersecato “in modi diversi con un’evoluzione del mondo cattolico italiano già in corso da tempo”, spiega in un’intervista al Sir Agostino Giovagnoli, docente di storia contemporanea all’Università cattolica di Milano. Il Concilio “ha in realtà toccato questioni di grande rilievo, ha aperto una riflessione di fondo sull’organizzazione istituzionale della Chiesa cattolica all’interno di un’ampia trasformazione della società europea e occidentale che stava mettendo in discussione le proprie istituzioni ecclesiastiche, politiche, sociali e familiari – afferma Giovagnoli -. Il ‘68 è stato soprattutto una contestazione anti-istituzionale ed è su questo terreno che è ravvisabile il nesso che lega i due fenomeni”. La Chiesa cattolica ha quindi “anticipato una trasformazione che poi si è presentata in modo convulso nel ’68”. Spartiacque tra un prima e un dopo il pontificato di Giovanni XXIII, il suo avere intuito che “la Chiesa aveva bisogno di mettersi in ascolto del mondo e di se stessa. Nella modalità conciliare ha in qualche modo superato la rigidità istituzionale che l’aveva caratterizzata per cinque secoli sul modello tridentino”. E se c’è stata una “liberazione” della parola nel maggio francese, alcuni anni prima il Concilio aveva analogamente “liberato” la Parola di Dio “da una Chiesa che l’aveva rinserrata all’interno di schemi organizzativi e istituzionali che la rendevano in certa misura marginale e l’ha riportata al centro della vita ecclesiale”.

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