Sessantotto: Giovagnoli (storico), “ha provato a cambiare il mondo e questa è la sua eredità più preziosa”

Il movimento del ’68 ha certamente influito su associazioni e movimenti del laicato cattolico, in particolare Azione cattolica e Acli, ma in modo indiretto perché le loro grandi trasformazioni erano iniziate negli anni del Concilio. Lo sostiene in un’intervista al Sir lo storico Agostino Giovagnoli, secondo il quale la contestazione sessantottina ha invece riguardato in modo più diretto Gioventù studentesca dalla quale è successivamente nato Comunione e liberazione. Per lo storico, l’impatto maggiore del ’68 ha riguardato piuttosto “le grandi questioni internazionali con particolare riferimento al terzo mondo: guerra in Vietnam, Cuba, Biafra, lotte per i diritti civili degli afroamericani negli Usa. I membri dell’associazionismo cattolico, soprattutto giovani, furono molto sensibili a queste cause e, più in generale, a quella della pace”, terreno sul quale “maturarono una sensibilità simile a quella di molti altri giovani di altra provenienza culturale e ideologica, che fece cadere molti steccati tradizionali”. Significativa la nascita di un’esperienza nuova come la Comunità di Sant’Egidio a Roma, “segnata fin dall’inizio da un forte rapporto con il Vangelo e i poveri”. Il Sessantotto “ha avuto peso non tanto quale fenomeno politico, ma piuttosto come istanza culturale e sociale di ‘inventare’ un mondo nuovo affrontando le grandi sfide del tempo”. “Si è disperso di fronte a forze più grandi; in fondo è stato un movimento di studenti, non avrebbe potuto cambiare il mondo, però ci ha provato ed è questa la sua eredità più preziosa. Pensare al ’68 – conclude Giovagnoli – ci fa bene perché ci ricorda che possiamo anche non subire il mondo in cui viviamo”.

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