Proteste in Nicaragua: i vescovi accettano di essere mediatori e testimoni di dialogo

La Conferenza episcopale del Nicaragua (Cen) accetta di essere mediatrice e testimone del dialogo, così come proposto dal governo di Daniel Ortega. La decisione del Governo di ritirare la riforma delle pensioni non ha fatto cessare le manifestazioni di piazza, promosse inizialmente dai giovani universitari. La protesta e la repressione del Governo ha provocato almeno 30 morti e 428 feriti. Si legge in un messaggio dei vescovi, letto ieri (ora locale) in conferenza stampa dal cardinale Leopoldo Brenes, presidente della Cen e arcivescovo di Managua: “Per facilitare il clima di dialogo, riteniamo essenziale e categorico che sia il Governo che ogni membro della società civile evitino ogni atto di violenza, di mancanza di rispetto per la proprietà pubblica e che prevalgano un clima sereno e il rispetto assoluto per la vita umana per ciascuno dei nicaraguensi”. Nel documento, firmato da tutti i vescovi del paese, si esprime la speranza che “con spirito sincero e volontà di trovare il bene per la patria si trovino le vie della pace, che poggia sulla giustizia, l’equità e il diritto”.
I vescovi chiedono come ulteriore condizione che la loro mediazione sia accettata da tutti i soggetti in campo. La situazione resta, comunque sia, tesa. La trasmissione in diretta della conferenza stampa della Cen, denuncia il Canal Católico de Nicaragua, è stata oscurata dal Governo e il vescovo ausiliare di Managua, mons. José Silvio Báez, ha affermato in alcune interviste che il dialogo “è un grande rischio”, comunque da correre, e “sarà un fallimento” senza ammissioni di responsabilità e chiarimenti su quanto avvenuto in questi giorni.

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