Adozioni e affido: don Gentili (Cei), “stiamo ripartendo dai cuori che possono sollecitare le istituzioni”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Stiamo ripartendo dal basso sognando con i piedi per terra. Non ricominciamo da burocrazie e fogli ma dai cuori, che si aprono e che possono creare ponti che vanno oltre i muri e sollecitare le istituzioni”. Lo ha detto questo pomeriggio don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale della pastorale familiare della Cei, parlando del progetto “#Dònàti: fatti un dono, dona una famiglia a chi non l’ha!”, al centro di un evento organizzato a Roma dal Forum nazionale delle associazioni familiari. Un progetto realizzato in collaborazione tra Cei e Forum delle famiglie per incentivare adozioni e affido. “L’associazionismo, la pastorale e le varie diocesi possono collaborare. Ci siamo un po’ arenati davanti a costi e lungaggini burocratiche – ha aggiunto – ma con la coesione tra le famiglie possiamo andare oltre”. Il direttore dell’Ufficio Cei ha spiegato come queste esperienze hanno nomi e volti e “non possono essere burocrazia”. Ha raccontato la storia di Michael, bambino di 5 anni paralizzato sul passeggino, che “non vede ma sente bene”, adottato da una coppia toscana. “È nutrito attraverso il sondino, fa la comunione con gocce di vino, ma ha occhi aperti al cielo. Sente il profumo della mamma e del papà che l’hanno accolto”. Infine, un invito. “Non possiamo non sentire il grido di solitudine che c’è in chi si sente abbandonato”.

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