25 Aprile: mons. Perego (Ferrara-Comacchio), “la Liberazione va letta a partire dal dolore e dalla paura, dalla verità dei fatti, dalla libertà e dalla pace”

“I giorni della Liberazione, nella nostra città di Ferrara come in altre, chiedono di essere letti a partire dal dolore e dalla paura, dalla verità dei fatti, dalla libertà e dalla pace”. Lo ha affermato questa mattina l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, nell’omelia pronunciata in cattedrale durante la celebrazione per san Marco e il 73° anniversario della Liberazione. “Anzitutto – ha osservato – la Liberazione va letta a partire dal dolore e dalla paura” perché “si pone a cavallo di sofferenze, di morti legati alla guerra e di eccidi legati alla rabbia ideologica, di atti di giustizia sommaria, spartiacque di due stagioni: la dittatura e la democrazia”. “In secondo luogo – ha proseguito – la Liberazione va letta con verità”. Secondo mons. Perego, “in tempi di revisionismo, retorico e conveniente, che tocca anche gli anni della Resistenza, non si può dimenticare che la storia deve essere letta con verità e il suo metodo critico è fondato sulle fonti e i documenti”. “La verità dei fatti del Fascismo e della Resistenza oggi – ha rilevato – è importante, perché la loro dimenticanza o la loro negazione diventa possibilità del suo ripetersi, soprattutto nei loro eccessi deteriori di violenza e intolleranza”. “In terzo luogo – ha continuato – la Liberazione va letta nel suo migliore esito, cioè la libertà, la pace, la democrazia”. “La Liberazione – ha evidenziato – ha iniziato il cammino di ricostruzione civile di Ferrara e dell’Italia, scegliendo un Paese fondato su lavoro, libertà religiosa, solidarietà e sussidiarietà, bene comune, ripudio della guerra. La Liberazione ha creato un’identità collettiva, diversa ma in dialogo, che è ciò che è consegnato oggi, anche in questa ricorrenza annuale”. Mons. Perego ha anche ricordato la figura dell’arcivescovo Ruggero Bovelli, “un protagonista originale e straordinario della Resistenza” che “negli ultimi anni della seconda guerra mondiale fu ‘Pastor et defensor’ della popolazione della diocesi e, in particolare, della città di Ferrara”. “Il ricordo di questo nostro arcivescovo e della sua azione, oggi – ha concluso – ritorna ad essere un richiamo alla qualità e allo stile di vita cristiano da annunciare e testimoniare, che non può cedere a utilizzare ogni ricorrenza per legittimare comportamenti di violenza anche fisica, prevaricazione, insulto e intolleranza, discriminazione, per assolutizzare i conflitti del presente, ma deve condannare questi comportamenti e superarli, invitando tutti alla pace, alla libertà, al dialogo e alla responsabilità sociale”.

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