Torino, bimbo con “due mamme”: La Voce e il Tempo, “sconcerto dopo il via libera”

“Si può pensare che una legge dello Stato venga applicata a libera discrezione degli 8mila Comuni d’Italia, ciascuno secondo il proprio orientamento? No, lascia davvero sconcertati lo strappo operato lunedì scorso dall’amministrazione torinese rispetto alle leggi che regolano l’anagrafe e lo stato civile: il sindaco Appendino ha deciso di ‘forzare la mano’ – parole sue – e registrare un neonato come ‘figlio’ di due mamme”. Lo scrive il settimanale dell’arcidiocesi di Torino “La Voce e il Tempo”, che pubblica, sul numero in uscita giovedì 26 aprile, un editoriale a firma di Alberto Riccadonna sulla vicenda. Il giornale sottolinea che “le norme anagrafiche non consentono questo tipo di registrazione”. “Neanche la legge Cirinnà sulle unioni civili ha modificato questo punto”. Quindi, l’editorialista propone un interrogativo: “A cosa servono le decisioni del Parlamento, se le altre istituzioni dello Stato poi non le riconoscono?”. “La fuga in avanti del Comune di Torino lascia sconcertati perché rifiuta le basi della vita democratica, autorizzando il pensiero che le leggi siano valide solo per i cittadini che le hanno approvate”, sottolinea Riccadonna. La sua riflessione poggia su una considerazione: “Crediamo che la richiesta di maternità o paternità da parte delle coppie omosessuali apra questioni troppo delicate per essere affrontata ‘forzando la mano’ alla legge”. Il desiderio di coloro che vorrebbero un figlio e non l’hanno di fronte al bisogno fondamentale dei piccoli. “Di qui la valutazione contraria alla legalizzazione dei bambini con due mamme o due papà; il desiderio di maternità, come altri desideri della vita, non è realizzabile ad ogni costo”. “Non si tratta di andare ‘contro il progresso’, qualunque esso sia. Ma di ricordare che non sono le norme sociali a cambiare la struttura, anche quella biologica, della persona umana”.

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