Uno di noi: Corte di giustizia Ue dà ragione alla Commissione. Sentenza ambivalente che richiama rispetto dell’embrione e l’aborto

(Bruxelles) Con la sentenza odierna su “Uno di noi”, il tribunale Ue ritiene che “la comunicazione della Commissione sia sufficientemente motivata”. In particolare, la Commissione “ha osservato che, poiché le spese dell’Unione devono essere conformi ai trattati dell’Unione e alla Carta dei diritti fondamentali, il diritto dell’Unione garantisce che tutta la spesa dell’Unione, compresa quella destinata ad attività di ricerca, cooperazione allo sviluppo e sanità pubblica, rispetti la dignità umana, il diritto alla vita e il diritto all’integrità della persona”. La Commissione ha altresì spiegato che “la vigente normativa dell’Unione risponde già a molte importanti richieste degli autori dell’iniziativa, nella fattispecie che l’Unione non finanzi la distruzione di embrioni umani e che istituisca controlli adeguati”. Infine, la Commissione, secondo la sentenza della Corte di Lussemburgo, “ha affermato che il sostegno fornito dall’Unione nel settore medico-sanitario nei Paesi in via di sviluppo contribuisce in modo significativo a ridurre il numero di aborti mediante l’accesso a servizi sicuri ed efficienti e che un divieto di finanziamento dell’aborto praticato nei Paesi in via di sviluppo limiterebbe la capacità dell’Unione di realizzare gli obiettivi stabiliti in materia di cooperazione allo sviluppo, segnatamente quello relativo alla salute materna”.
Per concludere, il tribunale rileva che “la Commissione non è incorsa in un errore manifesto di valutazione. Infatti, la Commissione non ha commesso un errore del genere allorché ha preso in considerazione il diritto alla vita e alla dignità umana degli embrioni umani prendendo al contempo in considerazione anche le esigenze della ricerca sulle cellule staminali, che può servire al trattamento di malattie attualmente incurabili o potenzialmente mortali, quali la malattia di Parkinson, il diabete, gli ictus, le malattie cardiovascolari e la cecità”. Parimenti, “la Commissione ha dimostrato il collegamento esistente tra gli aborti non sicuri e la mortalità materna, cosicché essa ha potuto concludere, senza commettere errori manifesti di valutazione, che il divieto di finanziamento dell’aborto ostacolerebbe la capacità dell’Unione di raggiungere l’obiettivo relativo alla riduzione della mortalità materna”.

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