Educazione: Simeone (pedagogista), “passare dalla logica del bisogno a quella del desiderio”

Se la questione educativa oggi ha a che fare con “il progettare nel tempo della precarietà, caratterizzato da un’incertezza esistenziale, da una difficoltà a compiere scelte rilevanti e irreversibili, dalla dimensione del rischio e dalla ricerca di una libertà senza vincoli, dal primato delle emozioni e dei sentimenti”, è arrivato il momento di cambiare prospettiva. Ne è convinto Domenico Simeone, docente di pedagogia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, per il quale occorre passare “dalla logica del bisogno alla metalogica del desiderio”. Intervenendo al Convegno nazionale dei responsabili diocesani e regionali della pastorale della scuola e dell’Irc, Simeone si è soffermato sul “desiderio che porta nell’etimo la dimensione della veglia e dell’attesa, nasce cioè dalla consapevolezza di una mancanza e questo spinge a muoversi”.
“Quando facciamo un progetto educativo, partiamo dalla rilevazione di un bisogno, ma forse dovremmo analizzare i desideri”, ha spiegato il docente, sottolineando che “mentre il bisogno è legato ad una necessità, il desiderio apre uno spazio di libertà, se il primo opera nel regno di ciò che è dovuto all’altro, il secondo chiama in causa il voluto”. Se, ha aggiunto, “il bisogno chiede appagamento, il desiderio chiede il riconoscimento dell’altro e la reazione non si satura mai”. Non solo: “il bisogno è legato alla prestazione, il desiderio ci invita alla relazione; il primo dice pretesa, il secondo evoca e invoca sorpresa; il primo dice libertà di scelta, il desiderio invoca scelta di libertà”. Secondo Simeone, occorre allora “educare al desiderio, aiutando i giovani a coltivare questa dimensione dentro di sé, consapevoli che i desideri non sono una chimera ma possono essere un’esperienza concreta”. Bisogna poi “educare il desiderio perché non significa fare quello che vogliamo, ma è qualcosa di impegnativo e ha bisogno di incarnarsi”.

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