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Caritas: card. Bassetti, “le lotte dei giovani (lavoro, casa, speranza) siano le nostre”

“La Chiesa percorre credibilmente i sentieri di morte che attraversano i giovani, quelli cioè che negano loro il lavoro, la casa, la speranza? È una pastorale giovanile credibile, una pastorale vocazionale autentica, quella che diserta i temi connessi al diritto al lavoro e alla casa?” Sono gli interrogativi posti oggi dal  cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nel suo intervento al 40° Convegno nazionale delle Caritas diocesane in corso dal 16 al 19 aprile ad Abano Terme (Padova) sul tema “Giovane è…una comunità che condivide”. “Nella mia esperienza pastorale quotidiana registro la grande sofferenza prodotta nei giovani a causa dello spazio che è loro negato – ha osservato -: spazio nel tessuto lavorativo, per molti anche spazio abitativo (perché il prezzo delle case è irraggiungibile a chi non ha famiglie in grado di sostenere l’acquisto o l’affitto). Molti giovani soffrono per la mancanza di prospettive e sono resi drammaticamente fragili dalla assenza di speranza”. Secondo il cardinale Bassetti “non si tratta di promettere posti di lavoro in maniera ideologica. Si tratta di vivere concretamente le beatitudini, e dire ai giovani ‘Guarda che la tua sorte mi interessa, per quanto mi è possibile denuncio il male che ti è fatto e soprattutto: la tua lotta è la mia lotta, e la mia solidarietà, assieme a te, è capace di sviluppare dinamiche creative incredibili’”. “Questi giovani – ha scandito il presidente della Cei – hanno diritto di sapere, dalla Chiesa, che chi trasforma il loro posto di lavoro in una trincea quotidiana fa l’opera del demonio, non quella di Dio. Hanno anche diritto di sentirsi dire che non è vero che le cose vanno meglio se sono fondate sulla competizione sfrenata, ma che per far girare qualsiasi meccanismo occorre saper lavorare bene insieme ed essere contenti di lavorare insieme, e che la dignità della persona non dipende dai ruoli che si ricoprono, ma dalla capacità e dalla possibilità di svolgere un lavoro in maniera umana, dalla consapevolezza che quel lavoro serve alla società, è utile, ha senso. Senza questa credibile presenza solidale nella vita dei giovani è inutile, lasciatemelo dire con estrema franchezza, che come Chiesa ci domandiamo quale sia il loro ruolo”.

 

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