Papa ad Alessano e Molfetta: mons. Angiuli (Ugento-Santa Maria di Leuca), don Tonino Bello “ammirato ma incompreso”

Ad Alessano, ad accogliere Francesco, ci saranno 20mila persone. A fare una stima approssimativa è il vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, mons. Vito Angiuli, che ha frequentato quotidianamente don Tonino negli anni del seminario a Molfetta e il 20 aprile sarà a fianco del Papa. “Sono una persona fortunata, anzi fortunatissima”, esordisce in un’intervista al Sir riportando alla memoria gli anni dell’impegno comune in seminario dal 1982 al 1993, quelli del ministero episcopale di don Tonino a Molfetta, dove ha voluto morire come un padre che vuole restare accanto al suo popolo. “È stato animatore nel 1982, poi padre spirituale, professore e maestro di musica”, precisa mons. Angiuli a proposito di un aspetto forse meno conosciuto della vita di don Tonino Bello, ma che ha reso unica la sua eredità “accattivamente e imprevedibile”, come quella che traspariva dai suoi scritti: “Ce li leggeva ogni volta, e noi li aspettavamo come il pane fresco di giornata”. A Molfetta don Tonino era ammirato, ma era troppo fuori dagli schemi, testimonia Angiuli: “Era incompreso dovunque, lui soffriva di questo isolamento ma ha saputo accogliere anche questa sofferenza”, così come ha poi vissuto con lucida consapevolezza, offrendolo come un dono, il cancro che lo ha portato alla morte. “Di fronte alle passioni tristi, don Tonino ha proposto una vita appassionata”. Nel sottolinearlo, il vescovo di Ugento spiega come sia questo, in sintesi, ciò che resta di lui: “Una fede colma di umanità, lo stile della vicinanza, un linguaggio che sa parlare”.

 

 

 

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