Vescovi Cile: “vogliano farci carico degli errori commessi, non siamo riusciti a sanare le ferite”

“Fiducia e filiale obbedienza” al Papa. E un atteggiamento di “dolore e vergogna, perché nonostante le azioni realizzate in questi anni, non siamo riusciti a sanare le ferite degli avvenuti abusi nei cuori di molte vittime, abusi che continuano ad essere una piaga aperta nel cuore della Chiesa del Cile”.
È il passaggio più intenso del messaggio finale diffuso dalla Conferenza episcopale cilena (Cech) al termine della sua centoquindicesima assemblea plenaria che si è svolta a Punta de Tralca a partire da lunedì scorso. I lavori dell’assemblea sono stati segnati in profondità dalla lettera che papa Francesco ha inviato ai vescovi cileni rispetto al cosiddetto “caso Osorno”, che coinvolge il vescovo, mons. Juan Barros, contestato per la sua vicinanza a padre Fernando Karadima, processato e condannato per pedofilia.
Come è noto il Papa ha scritto di aver provato “dolore e vergogna” e ha chiesto perdono alle vittime, spiegando di essere caduto “in gravi equivoci di valore e percezione della situazione, specialmente per mancanza di informazioni vere ed equilibrate”. Papa Francesco ha scritto la lettera dopo aver letto il report di 2.300 pagine consegnato dal suo inviato in Cile e a New York mons. Charles J. Scicluna, arcivescovo di Malta, che insieme a Jordi Bertomeu Farnós, officiale della Congregazione per la dottrina delle fede, hanno ascoltato le testimonianze delle vittime e preparato il rapporto.
I vescovi cileni, nel loro messaggio, scrivono che nella lettera “il Papa apre il suo cuore davanti al dolore schiacciante degli abusi che gli sono stati portati a conoscenza dai suoi inviati speciali” e confermano l’importanza dell’incontro che si terrà il prossimo mese in Vaticano tra il Santo Padre e tutti i vescovi cileni, “per collaborare e, nel discernimento, trovare i provvedimenti che, a corto e lungo termine, dovranno essere adottati per ristabilire la comunione ecclesiale in Cile, con l’obiettivo di riparare, per quanto è possibile, lo scandalo e ristabilire la giustizia”.
I vescovi rinnovano la propria speranza che “questo intervento del successore di Pietro apra una via concreta perché insieme possiamo sanare e riparare le ferite che continuano a restare aperte. Abbiamo ricevuto la lettera del Papa come un invito ad assumere con magnanimità e umiltà questa sfida”. Nel fare questo, la Chiesa cilena si mette in stato di preghiera, ascolto, discernimento e disponibilità a rinnovare la comunione ecclesiale. Infatti, “vogliamo farci carico degli errori commessi e correggerli, in modo tale che la Chiesa sia, sempre di più un ambiente sano e sicuro per i bambini, le bambine e i giovani”.

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