Siria: Guterres (Onu), “minaccia per la pace e la sicurezza internazionali”

(da New York) Ha chiamato gli ambasciatori dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu per ribadire la sua profonda preoccupazione per la situazione siriana. Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ieri pomeriggio nell’incontro del Consiglio di sicurezza ha chiesto di porre fine alla sofferenza del popolo siriano ed evitare il degenerare della crisi in conflitto aperto tra Usa, Russia, Francia e Regno Unito. Guterres ha deplorato l’agire del Consiglio di sicurezza che non è riuscito a raggiungere un accordo neppure sulla metodologia investigativa da utilizzare nell’ultimo attacco chimico a Douma: “La situazione in Medio Oriente è arrivata ad un tale caos che è diventata una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali”, ha aggiunto, ribadendo che “non esiste una soluzione militare al conflitto ma una soluzione politica, attraverso i colloqui intra-siriani a Ginevra, come previsto nella risoluzione 2254 (2015)”. Il segretario Onu ha ricordato che i siriani hanno vissuto “una litania di orrori fin dall’inizio del conflitto, con sistematiche violazioni del diritto umanitario internazionale, e della Carta delle Nazioni Unite”. Guterres sperava nella risoluzione 2401 (2018) che “chiedeva di fermare le ostilità per una pausa umanitaria, ma nessun cessate il fuoco si è materializzato”, ha concluso con indignazione, riaffermando il suo pieno sostegno all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) e alla sua missione di accertamento dei fatti senza restrizioni e impedimenti. “L’aumento delle tensioni e l’incapacità di raggiungere un compromesso nella creazione di un meccanismo di responsabilità minacciano di portare a una escalation militare con il rischio che le cose sfuggono al controllo, mentre è nostro dovere comune fermare questo processo”, ha concluso.

L’intera seduta del Consiglio è stata un rimbalzo di colpe tra Siria e Russia, da un lato, e Usa, Francia e Svezia dall’altro, con toni duri e poco concilianti. L’ambasciatore siriano Bashar Ja’Afari ha ribadito che gli Usa hanno distrutto le scorte di armi chimiche come è stato verificato anche dal ministro degli esteri svedese Sigrid Kaag e ha avvertito che “se gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia ritenessero di poter violare la legge colpendo la Siria, il suo governo sarà costretto ad invocare l’articolo 51 della Carta Onu, che conferisce un legittimo diritto all’autodifesa e questa non è una minaccia ma una promessa”. Infine ha voluto sottolineare che l’Opcw, invitato dal governo siriano, era pronto per iniziare il suo lavoro di verifica dell’uso di armi chimiche, ma è stato bloccato dai veti del Consiglio di sicurezza. Ora si attende una nuova convocazione straordinaria.

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