Africa: cresce l’interesse italiano per il Continente. Il 21 giugno la seconda edizione della Conferenza

“Il 21 giugno 2018 si terrà la seconda edizione della Conferenza Italia-Africa”. A dare l’anticipazione nel corso del convegno “Africa sub-sahariana. La sfida dello sviluppo paritario” promosso dal Cipmo è stato Ugo Boni, funzionario del ministero degli Affari Esteri. La prima edizione si era tenuta a Roma, alla presenza di delegazioni di 50 Paesi africani, nel maggio del 2016. Il crescente interesse dell’Italia per il continente è sottolineato anche dall’attività diplomatica e consolare. “Negli ultimi anni – ha aggiunto Boni – non solo si è arrestata la chiusura di rappresentanze diplomatiche nel continente, ma sono stata aperte due nuove ambasciate in Niger e Guinea Conakry ed è prossima l’apertura di un’ambasciata in Burkina Faso”. Un interesse legato certamente alle questioni migratorie, ma anche alle opportunità economiche: l’Italia con 11 miliardi di dollari investiti nel 2016 – dato legato soprattutto ai grandi investimenti Eni – è stato il primo investitore europeo in Africa sub-sahariana e il terzo a livello mondiale. “A trainare gli interessi delle imprese italiane in Africa – ha spiegato Pierluigi D’Agata, direttore generale di Confindustria Assafrica e Mediterraneo – è prima di tutto la crescita economica dei Paesi africani che va di pari passo alla crescita di una nuova classe media. Ma pesano anche i processi infrastrutturali e l’apertura al settore privato della cooperazione allo sviluppo”. L’Italia è il settimo partner commerciale del continente africano con 31,5 miliardi di beni scambiati ogni anno, ha ricordato il direttore di Assafrica, che ha ribadito l’importante ruolo giocato dalle piccole e medie imprese italiane. “Certamente ci sono grandi progetti su cui le nostre aziende non hanno la possibilità di competere di fronte alle aziende cinesi – ha concluso D’Agata – ma grazie alla loro dimensione le nostre piccole e medie imprese italiane possono costruire partnership dove portare know how e formazione. Servono però strumenti per garantire l’accesso al credito a cui le piccole imprese spesso faticano ad accedere”.

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