Terremoto Marche: don Fabrizi (parroco), “il Signore ci sta mettendo alla prova ma ci ha lasciati in vita. Non dobbiamo smettere di nutrire fiducia”

La chiesa prima del crollo del campanile @Alberto Monti

Stamattina, alle 5.11 “fratello terremoto” ha ribussato prepotentemente alle case dei marchigiani, dopo una settimana circa di scosse più lievi. Diverse sono le voci che arrivano dal villaggio Sae Costafiore, nei pressi di Muccia, inaugurato nell’ottobre 2017. La Chiesa locale continua a farsi portavoce delle priorità vissute sulla pelle da quanti, coraggiosamente, hanno deciso di non abbandonare i luoghi d’origine, ma la strada è ancora in salita. Don Gianni Fabrizi dal novembre 1997 è parroco qui, nella chiesa Santa Maria di Varano, una cappella cimiteriale che ricorda gli antichi battisteri, eretta nel XVI secolo appena fuori il centro abitato. Fu proprio il sisma di oltre vent’anni fa a decretare l’inagibilità dell’edificio (che attualmente ospita un museo archeologico) e lo stesso don Fabrizi vi ha potuto celebrare messa una sola volta. “La chiesa era già chiusa al culto – confida il sacerdote, attualmente ospitato presso l’eremo Beato Rizzerio – e purtroppo non siamo riusciti a riaprirla. Le casette Sae si trovano proprio lì vicino: avevo chiesto la possibilità di utilizzare la cappella per le funzioni religiose ma non è stato possibile. Oggi a maggior ragione, visto che l’ultima potente scossa ha fatto crollare il campanile del Seicento, logorando ancor di più gli stati d’animo della popolazione locale”. Il parroco, avendo affrontato anche il sisma in Friuli nel 1976, non si lascia abbattere e mostra tutta la vicinanza, umana e spirituale, alla sua gente: “Quello che ho vissuto mi insegna che il terremoto è un’esperienza faticosa, dolorosa, è incontrollabile, difficile da gestire ma la fede non va dispersa. Il Signore ci sta mettendo alla prova ma ci ha lasciati in vita e, nonostante la delicata circostanza, non dobbiamo smettere di nutrire fiducia, affidandoci specialmente alla Vergine Maria da cui la chiesetta prende il nome”. Quella stessa Madonna raffigurata nell’affresco di Andrea De Magistris custodito in questa nicchia di devozione che continua comunque a rappresentare un “crocevia” di autentica devozione.

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