Colombia: Cáceres Aguirre (ecoteologo) su diga di Hidroituango a rischio crollo, “scenario preoccupante, figlio di cultura del dominio sulla natura”

Quanto accaduto in questi giorni non è un caso. Non è un caso che tutta la Colombia stia con il fiato sospeso e con gli occhi puntati sulla diga di Hidroituango (dipartimento di Antioquia) a rischio di crollo, non è un caso che 9mila persone siano state evacuate e molte di queste abbiano perso tutto. Ne è convinto Alirio Cáceres Aguirre, diacono permanente dell’arcidiocesi di Bogotá, docente e ricercatore della Facoltà di teologia della Pontificia Universidad, direttore del Gruppo di ricerca in ecoteologia, collaboratore del Celam e tra i coordinatori della rete continentale Iglesias y Minería, consulente di alcuni progetti ambientali, pedagogici e pastorali. “Le ultime notizie – spiega al Sir – sono preoccupanti e ci sono grosse probabilità che l’opera vada perduta. La sala macchine è stata fatta invadere dall’acqua”, una scelta, questa, quasi obbligata per l’azienda costruttrice Epm, dopo che alcuni tunnel sono crollati o si sono ostruiti facendo pericolosamente innalzare il livello dell’acqua mentre il bacino è ancora in costruzione. “Ma quello che è peggio – spiega Cáceres – è che la diga stessa potrebbe non tenere, come hanno dovuto ammettere le autorità. Una valanga d’acqua si riverserebbe a valle della diga, verso nord, lungo la bassa valle del fiume Cauca. Il livello del fiume si innalzerebbe improvvisamente di quindici metri e gli effetti arriverebbero fino al Mar dei Caraibi”. Ma anche senza evocare lo scenario peggiore, l’operazione idroenergetica più grande e dispendiosa della storia della Colombia sta mostrando tutti i suoi limiti. Eppure lo scenario era prevedibile, conferma l’ecoteologo: “La prima considerazione da fare è che questo megaprogetto faraonico denota una cultura di dominio sulla natura, quella stessa cultura che è stata denunciata da Papa Francesco nella Laudato Si’. Si è seguito un paradigma tecnocratico, credendo che i problemi fossero facilmente risolvibili”. Eppure la zona scelta per l’enorme bacino, che secondo i progetti dovrebbe essere lungo più di 70 chilometri, “è caratterizzata da una cordigliera friabile, in quel punto il fiume percorre un canyon, ci sono frequenti frane, non c’erano le condizioni di sicurezza per costruire un’opera di questo tipo”.

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