Chiesa e università: p. Parnofiello (cappellano “La Sapienza”), “giovani cercano senso e riconoscimento e temono fallimento e solitudine”

“In una relazione di accompagnamento e aiuto non bisogna chiedersi che cosa stia chiedendo una persona ma chi è la persona che abbiamo davanti”. Ne è convinto padre Giulio Parnofiello, cappellano dell’Università “Sapienza” di Roma, intervenuto al convegno nazionale di pastorale universitaria “Chiesa e università, cantieri di speranza” promosso oggi e domani a Roma dall’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei in collaborazione con il Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei. Prendendo parte alla sessione “L’età delle scelte: orientamento e discernimento in Università”, p. Parnofiello si è soffermato sul discernimento proposto da sant’Ignazio negli Esercizi ma prima offre la “fotografia” degli studenti emersa da un questionario somministrato nella cappella de “La Sapienza”. Per gli intervistati, spiega, la scelta universitaria risulta qualcosa di slegato da un progetto di vita più ampio e organico; nelle relazioni con gli altri l’asse centrale resta sempre l’io “perché le relazioni servono a stare bene e a non sentirsi soli” dunque “sono mezzi e non fini”. Oltre alla solitudine, aggiunge, il timore più grande è quello di fallire rispetto alle aspettative nei loro confronti. Dal punto di vista della fede, la maggior parte degli intervistati si dichiara credente ma, precisa il gesuita, rivela “una molteplicità di paradigmi ecclesiologici e di visioni teologiche discordanti” che esprime “la mancanza di un linguaggio comune”. Inoltre, “la sensazione è che la missione della Chiesa sia soprattutto di tipo sociale”. Di qui “il bisogno di senso e di una storia in cui riconoscersi”.

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