Chiesa e università: Faldi (Univ. Cattolica), “il giovane che entra in ateneo ha bisogno di essere preso sul serio”

Tra i ragazzi che escono dalla scuola e si avviano agli studi universitari sono frequenti la difficoltà a conoscere se stessi, l’incapacità di processi decisionali, la scarsa conoscenza del sistema post scolastico, la “fortissima tensione derivante dai consigli ma soprattutto dalle aspettative altrui sulle proprie performance”, l’incertezza sociale, economica e politica. Lo afferma Michele Faldi, direttore dell’Offerta formativa, promozione, orientamento e tutorato dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, intervenendo al Convegno nazionale di pastorale universitaria “Chiesa e università, cantieri di speranza”, promosso fino a domani a Roma dall’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei in collaborazione con il Servizio nazionale per la pastorale giovanile. “Oggi un giovane che entra in università ha bisogno di essere preso sul serio, di essere aiutato a comprendere ciò che è, ciò che ha davanti, a percepire la complessità dell’ambiente in cui si trova e ad essere realista”, spiega ancora l’esperto. Positivo il giudizio sull’ alternanza scuola–lavoro: “Un primo interessante esperimento di orientamento per i giovani, opportunità per sperimentarsi e vedersi in azione acquisendo quelle soft skill che il mondo del lavoro richiede ma non sono oggetto di corsi universitari”. E l’orientamento, assicura, non si esaurisce con l’immatricolazione: “È un cammino che lo studente è chiamato a continuare a compiere durante il percorso universitario e che prosegue anche dopo l’università nell’itinerario verso il mondo del lavoro”.

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