Siria: p. Alsabagh (parroco), “situazione si aggrava di più anche ad Aleppo. Continuiamo a pregare”

foto SIR/Marco Calvarese

“Non è un segreto per nessuno che la situazione si stia aggravando sempre più e ogni giorno sentiamo il rumore delle armi e delle dichiarazioni in favore della guerra e della morte piuttosto che in favore della pace e della vita”. Lo ha detto il parroco latino della parrocchia san Francesco di Aleppo, padre Ibrahim Alsabagh, in un video messaggio diffuso dalla Custodia di Terra Santa in cui il religioso lamenta bombardamenti sui civili nella parte ovest della città con numerosi morti e feriti che vanno ad aggiungersi a quelli provocati nell’ultimo mese dalla guerra civile, soprattutto nella Ghouta, nei pressi di Damasco. “Non abbiamo raggiunto la pace nemmeno ad Aleppo” sono le parole del francescano che, nonostante tutto celebra in parrocchia varie messe per i bambini in favore della pace. “Continuiamo a pregare. Non è finita la nostra storia in tutta la Siria”. Intanto si moltiplicano le iniziative di preghiera. A Gerusalemme cattolici e persone di altre religioni si sono ritrovate domenica scorsa nella cappella dell’Istituto ecumenico Tantur a pregare per la pace sotto la guida di padre Émile della Comunità Taizé. “A volte le persone credono che il silenzio appartenga ai monasteri, ai monaci, ma le persone di Dio dovrebbero essere capaci di scoprire il silenzio, la preghiera meditata, ed è per questo che offriamo questo tipo di preghiera e lo condividiamo con le persone che vengono a Taize”, ha affermato padre Émile. “Penso che spendiamo così tanto tempo a pregare da soli, separatamente, e non abbiamo abbastanza opportunità per pregare insieme – è stata la testimonianza di Marcie Lenk, dello Shalom Hartman Institute -. E ne abbiamo bisogno: abbiamo bisogno di ascoltarci pregare, abbiamo bisogno di sederci accanto a qualcuno. Io ho bisogno delle altre persone”.

 

 

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