Venerdì Santo: mons. Cancian (Città di Castello), “tristezza e disperazione si cambiano in speranza di salvezza per tutti”

“Sulla croce Gesù ha trasformato una violenza totalmente ingiustificata, inflitta all’unico uomo che aveva fatto solo del bene, in un perdono incondizionato, pieno e definitivo a chi meritava ben altro”. Lo ha ricordato questa sera il vescovo di Città di Castello, mons. Domenico Cancian, nella sua meditazione in occasione della processione del “Cristo morto”. Un “evento – ha sottolineato – accaduto 2.000 anni fa e che riguarda tutti gli uomini per i quali Gesù è morto” perché sulla Croce, Gesù “invece di invocare vendetta o giustizia, Egli ha invocato un condono generale pagato col suo sangue”. “Sembra quasi che Gesù schiodi un braccio dalla croce per liberare e stringere al suo cuore quel ladro che rappresenta l’intera umanità intrappolata nelle miserie della vita”, ha proseguito il vescovo, rilevando che “la tristezza, la disperazione si cambiano in speranza di salvezza per tutti, a eccezione di chi si ostina a non invocarlo”. Commentando la presenza di Maria ai piedi della Croce, mons. Cancian ha domandato: “Chi non ha bisogno di una attenzione e di un aiuto di questa Donna che si è rivelata umile e forte?”. “Abbiamo bisogno anche noi della sua comprensione e di una carezza materna che ci assicuri la pace del nostro cuore inquieto”, ha continuato, assicurando che “Lei ci accompagna dolcemente e coraggiosamente nel cammino della nostra vita”. “Affrontando una morte tragica e gridando forte al Padre quel ‘perché?’ – ha evidenziato il vescovo – Gesù ha fatto sua la sofferenza più drammatica, dandoci la speranza che tutto ha senso compiuto nel disegno misterioso del buon Dio”. “Abbiamo così, la consolante certezza della estrema vicinanza di Gesù nelle nostre sofferenze. Egli ci assicura che il Padre c’è, anche se non si fa sentire”.

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