Pasqua: card. Bassetti al CeIS, libertà è “scegliere non solo il bene ma il meglio per voi e per gli altri”

“La parola libertà assieme alla parola amore sono le due parole fondamentali che determinano tutta la nostra esistenza. Se comprendiamo veramente cosa significa essere liberi abbiamo dato una prospettiva limpida alla nostra vita, se non lo comprendiamo sarà una continua agitazione”. Lo ha detto il presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, card. Gualtiero Bassetti, durante l’omelia della messa di Pasqua che ha presieduto stasera nella sede di Roma del Centro italiano di solidarietà (CeIS). Alla celebrazione eucaristica hanno partecipato ragazzi delle comunità terapeutiche, donne con bambini in difficoltà, rifugiati politici ospiti del Centro insieme con i loro familiari e gli operatori delle diverse strutture. A loro il card. Bassetti ha rivolto l’augurio di “scegliere non solo il bene, ma il meglio per voi e per gli altri”. Continuando a riflettere sulla libertà, il cardinale ha sottolineato l’importanza di “avere la capacità di scegliere, essere liberi e scegliere il meglio, cioè ciò che fa felici se stessi e gli altri”. Perché “essere felici con gli altri significa scegliere il meglio”. Dall’altra parte esempi di infelicità. “Noi vediamo concretamente nella vita quali sono le libertà che uomini e donne di oggi preferiscono – ha aggiunto il porporato -. C’è chi è convinto di raggiungere il massimo della libertà facendo soldi e ne accumula e sfrutta gli altri. La notte poi non dorme temendo che fallisca la banca e il suo patrimonio si perda”. Il card. Bassetti, prima dell’inizio della messa, ha raccontato di seguire “da tanto tempo una comunità, non del CeIS ma di Mondo X”. “Sono vostri cugini – ha detto -. I metodi si possono differenziare ma il fine è lo stesso: aiutare ogni uomo e ogni donna nella situazione in cui si trova”. E ha raccontato un retroscena relativo ai giorni successivi alla nomina a presidente della Cei. “Il primo messaggino sul telefonino me lo ha inviato un gruppo di questi ragazzi che stanno sul monte Tabor. Mi hanno detto: ‘Sei il nostro papà, non ti dimenticare di noi’. Quando mi sono presentato a tutti i vescovi della Cei ho rivolto a loro il primo pensiero, ai miei ragazzi che mi hanno detto di non dimenticarmi che sono il loro papà. Questa è la cosa che mi dà più forza in questo momento, più sostegno per affrontare questo impegno di guida della Cei”.

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