Commissione Ue: imprese digitali e fisco. “Inaccettabile che gli utili non siano tassati”

Bruxelles, 21 marzo: conferenza stampa del commissario Ue Pierre Moscovici (foto SIR/CE)

(Bruxelles) “La digitalizzazione offre innumerevoli benefici e opportunità, ma rende anche necessario adeguare le norme e i sistemi tradizionali. La nostra preferenza andrebbe a norme convenute a livello mondiale, anche in ambito Ocse. Tuttavia, l’importo degli utili attualmente non tassati è inaccettabile. Dobbiamo adeguare con urgenza la nostra normativa fiscale al 21º secolo mettendo in atto una nuova soluzione globale e adatta alle esigenze future”. Così Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue, commenta l’iniziativa odierna con due diverse proposte legislative, una di lungo periodo e uno di medio periodo e temporanea, per far pagare le tasse anche alle imprese che operano nel settore digitale. Pierre Moscovici, commissario per gli affari economici, aggiunge: “L’economia digitale rappresenta una grande opportunità per l’Europa e l’Europa è una fonte di ingenti ricavi per le imprese digitali. Questa situazione, vantaggiosa per tutti, solleva tuttavia problemi giuridici e fiscali. Le nostre norme, elaborate prima dell’avvento di internet, non autorizzano gli Stati membri a tassare le imprese digitali operanti in Europa quando vi hanno una presenza fisica minima o inesistente”. Questa situazione rappresenta “un buco nero ancora più grande per gli Stati membri, in quanto la base imponibile viene erosa. Per questo proponiamo una nuova norma giuridica e un’imposta temporanea sulle attività digitali”.
Tale proposta consentirebbe agli Stati membri di tassare gli utili generati sul loro territorio, anche nel caso in cui una società non vi abbia una presenza fisica. “Con le nuove norme le imprese online contribuirebbero alle finanze pubbliche allo stesso livello delle imprese tradizionali”. Una piattaforma digitale sarà considerata una “presenza digitale” imponibile o una stabile organizzazione virtuale in uno Stato membro se soddisfa uno dei seguenti criteri: supera una soglia di 7 milioni di euro di ricavi annuali in uno Stato membro; ha più di 100mila utenti in uno Stato membro in un esercizio fiscale; oltre 3mila contratti commerciali per servizi digitali sono conclusi tra l’impresa e utenti aziendali in un esercizio fiscale. In definitiva, puntualizza la Commissione, “il nuovo sistema garantisce un legame effettivo tra il luogo in cui gli utili sono realizzati e quello in cui sono tassati”. La seconda proposta – che sembra essere preferita da diversi Stati – prevede un’imposta temporanea su determinati ricavi di attività digitali. “Questa imposta temporanea garantisce che le attività attualmente non tassate inizieranno a generare un gettito immediato per gli Stati membri. Essa contribuirebbe anche a evitare che alcuni Stati membri adottino misure unilaterali per tassare le attività digitali, il che potrebbe condurre a una molteplicità di risposte nazionali che sarebbe dannosa per il mercato unico”.

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