Siria: p. Karakach (Damasco), “terroristi vogliono svuotare la Capitale dai cristiani”

foto SIR/Marco Calvarese

“La situazione oggi appare leggermente migliorata, se non altro perché non si registra l’intensità dei combattimenti che avevamo visto fino a qualche giorno fa. Nonostante ciò nella sola giornata di ieri abbiamo contato almeno tredici razzi, tutti lanciati in orari di uscita delle scuole. Chiaro il tentativo di colpire giovani e bambini”. Lo ha detto al Sir padre Bahjat Elia Karakach, francescano della Custodia di Terra Santa, superiore del convento dedicato alla conversione di san Paolo, la parrocchia principale di rito latino della capitale siriana, in un’intervista in cui fa il punto sulla situazione a Damasco e sugli scontri nel vicino distretto di Ghuta, enclave nelle mani dei jihadisti. Il religioso parla dal quartiere cristiano di Bab Touma, nella città vecchia di Damasco, dove sono concentrate molte chiese cristiane e le sedi dei Patriarcati, oggetto di lanci di missili e razzi da parte delle milizie jihadiste che fanno capo a Jaish al-Islam, Hayat Tahrir al-Sham, già fronte Al-Nusra, Faylaq al-Rahman, affiliato all’Esercito libero siriano. Qui il 9 gennaio scorso 5 civili erano rimasti uccisi dai razzi ribelli, 30 i feriti. Stesso copione il 22 gennaio: ancora 5 morti e 8 feriti. “Due mesi fa la nostra chiesa è stata colpita dai razzi che hanno provocato danni ingenti ma fortunatamente nessuna vittima” racconta il religioso, che è anche il responsabile del santuario francescano di sant’Anania. “Dall’inizio dell’anno almeno 4 chiese sono state colpite dai terroristi che vogliono svuotare Damasco dai cristiani. Si tratta della nostra chiesa francescana, quella dei maroniti, quelle del patriarcato greco-cattolico e greco-ortodosso. Quest’ultimo colpito almeno due volte. La nostra chiesa è stata centrata per sei volte dall’inizio della guerra”. Azioni “sistematiche e insistenti” che acuiscono nella comunità cristiana damascena un “senso di abbandono e di frustrazione. I fedeli si sentono abbandonati perché nessuno, nemmeno i media cristiani, racconta quanto avviene in questa zona di Damasco. Come comunità cristiana – ribadisce il religioso – non possiamo fare altro che pregare e portare il nostro aiuto concreto a quante più persone possibile, senza fare differenza di etnia o fede, seguendo gli inviti costanti di Papa Francesco, l’unico leader al mondo a chiedere pace per la Siria. Sono giorni duri ma la speranza qui, nella capitale, è che si possa arrivare presto alla fine dei combattimenti e, come per Aleppo, ritornare a vivere nella sicurezza”.

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