Mediterraneo: Capasso (Issm-Cnr), “in tutti i Paesi dell’area, compresi i più ricchi, i tassi di disoccupazione di giovani e donne sono molto alti”

È iniziato con un annuncio imprevisto e triste, stamattina, il convegno “L’area mediterranea tra disoccupazione, emigrazione e nuove opportunità di sviluppo economico”, organizzato a Roma, presso il Cnr, dall’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo (Issm-Cnr): la morte, proprio oggi, della ricercatrice Eugenia Ferragina, curatrice del “Rapporto sulle economie del Mediterraneo”, edizione 2017, a partire dal quale si è sviluppato il dibattito. A rivolgere un pensiero alla studiosa è stato Salvatore Capasso, direttore dell’Issm-Cnr, a cui è toccato il compito di presentare il Rapporto. “Le economie del Mediterraneo – ha sottolineato – sono lungi dall’essere omogenee. Le differenze nascono non solo da condizioni economiche diverse, ma anche dalle strutture politico-istituzionali in trasformazione e dalle dinamiche demografiche. Sussiste, tuttavia, un certo grado di omogeneità tra Nord, Sud ed Est”. Infatti, ha spiegato Capasso, “in quasi tutti i Paesi dell’area, compresi i più ricchi, i tassi di disoccupazione di giovani e donne sono molto alti, ma le motivazioni sono diverse. Nei Paesi avanzati, come Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, l’occupazione giovanile è ostacolata dalla farraginosità nei sistemi di reclutamento, dalla mancanza di incentivi e da economie stagnanti; invece, nei Paesi meno avanzati gioca un ruolo importante la componente demografica: in questo caso, il mercato del lavoro non riesce ad assorbire la quantità di manodopera che si riversa nell’alveo dell’economia”. Avendo radici diverse, “le soluzioni alla disoccupazione della sponda Sud e di quella Nord del Mediterraneo devono essere adeguate al problema che sta alla base”, ha suggerito Capasso. Come i giovani, “anche le donne hanno difficoltà a trovare lavoro”. Qui incidono anche i grandi cambiamenti sociali e l’aumento del tasso di scolarizzazione delle donne che sono avvenuti, negli ultimi tempi, nei Paesi del Sud.
Il direttore dell’Issm-Cnr ha poi ricordato che il Rapporto 2017 esce anche in inglese e francese ed offre una visione interdisciplinare, avvalendosi dei contributi di politologi, geografi, economisti e storici.

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