Lavoro: mons. Santoro (Taranto), “dalla massimizzazione del profitto nascono disastri, tenere al centro dell’attenzione la persona”

“Quando l’impresa ha come obiettivo la massimizzazione del profitto, nascono disastri causati dal fatto di non tenere al centro dell’attenzione la persona. Il profitto è utile e necessario, altrimenti non c’è sviluppo economico, ma c’è un bene più grande da salvaguardare, quello legato alla realizzazione della vita. L’economia uccide proprio quando il profitto è isolato dal resto”. Lo dice al Sir mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente della Commissione episcopale per il lavoro e i problemi sociali. Il presule si sofferma a commentare due tra le principali crisi italiane: Ilva ed Embraco. La prima è vissuta proprio nel territorio della sua diocesi. Nelle scorse settimane, mons. Santoro ha incontrato la cordata interessata a rilevare il gruppo. “Al nuovo acquirente dell’Ilva ho detto quale fosse stato il difetto dell’impresa: preoccuparsi di fare un acciaio buono ma senza preoccuparsi di mantenere un rapporto con la città, con il problema educativo, della salute e della vita – racconta il presule -. Ho chiesto al direttore che le carte siano in regola prima di cominciare, altrimenti sarò il primo a intervenire. Per quanto riguarda i dipendenti in esubero, mi è stato detto che saranno utilizzati nella riqualificazione. Credo che, dopo l’incontro con i sindacati, si riuscirà a trovare un accordo”. Condizione indispensabile, secondo mons. Santoro, è però quella di “porre un punto fermo con interventi urgentissimi come, ad esempio, la copertura dei parchi naturali dalle polveri”. “Sarebbe un segno – aggiunge -. Il compratore è stato chiaro dicendo che vuole rilevare l’Ilva e noi saremo rigorosi sia nell’attenzione verso l’impegno per la tutela della salute delle persone sia verso le garanzie per chi chiede certezze lavorative”. Altra vertenza, quella Embraco. “È una vicenda profondamente ingiusta e immorale. Lo è, in particolare, la volontà di licenziare dei dipendenti se un altro Paese offre manodopera a costi più bassi. Una delocalizzazione di questo tipo è disumana – conclude il presule -. È un esempio di un’economia che uccide e che punta solo al profitto. Cercare di rispondere ai problemi del luogo sarebbe molto più umano”.

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