Papa a Sant’Egidio: Impagliazzo (presidente), “con Lei vogliamo sognare una Chiesa popolo di tutti”

“Con Lei vogliamo non tanto guardare agli anni trascorsi, ma il futuro di una Comunità in uscita verso le periferie della città e del mondo. La città è stata sempre il nostro orizzonte, fin dai primi passi. Soprattutto la città nascosta e sconosciuta, quella delle povertà e dell’esclusione”. Lo ha detto il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, nel suo saluto al Papa, che si è recato ieri a Trastevere nel 50° anniversario dalla fondazione. “I primi bambini della scuola della pace Andrea Riccardi e i suoi amici li incontrarono sul greto del Tevere, in baracche nascoste dai cartelli pubblicitari collocati in certe zone di Roma durante l’Olimpiade del 1960 – ha ricordato –. Dov’era la Chiesa tra quelle persone? Dov’era Dio in quei luoghi? Per questo, insieme alla scuola della pace, iniziammo ad aprire il Vangelo per rendere presente Gesù tra quella gente abbandonata”. Il presidente ha sottolineato come “dalla comunicazione del Vangelo sia nato il frutto che Lei vede oggi”. “La Parola ci ha liberato dall’ideologia e dalla tentazione dell’autoreferenzialità. Dio non è un sogno, la sua Parola non è un sogno, ma fa sognare. La Parola ci ha fatto sognare, noi uomini e donne dai piccoli orizzonti”. “I poveri ci sono stati maestri in tante occasioni e che sono nostri fratelli e sorelle – ha aggiunto –. Che triste una Chiesa che ha i poveri come clienti e non come fratelli”. Quindi, un “grazie” al Papa per “aver portato, con la sua parola e i suoi gesti, i poveri al cuore della Chiesa e aver realizzato il grande sogno di papa Giovanni di una Chiesa di tutti e particolarmente dei poveri”. “Abbiamo trovato in Lei un padre e un fratello, mentre la Chiesa ci è madre”. “Questa Comunità non è per qualcuno, non è di una parte o di un’altra, ma è per tutti”. Infine, uno sguardo di prospettiva. “Con Lei vogliamo sognare una Chiesa popolo di tutti, nessuno escluso, perché la misericordia del Signore tocchi il cuore di tutti, senza esclusioni”.

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