Cinque anni con Papa Francesco: Pérez, “per lui evangelizzazione è portare il Vangelo nelle periferie esistenziali”

“La disponibilità all’ascolto in uscita è una delle chiavi interpretative per capire tutta l’azione di Francesco, è il modo in cui il Papa vede nel suo magistero i segni della natura missionaria della Chiesa”. Lo scrive Silvina Pérez, giornalista, nell’articolo pubblicato da “L’Osservatore Romano”, nel numero di domani (in distribuzione da oggi pomeriggio), dedicato alla parola “uscita”, seconda di cinque parole nel quinto anniversario dell’elezione di Papa Francesco. Un sostantivo che “racchiude una delle novità del pontificato di Francesco, parola attorno alla quale si è concentrato il programma pastorale consegnato nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium”. Secondo Pérez, è “un’espressione con la quale il pontefice vuole spiegare come, di fronte a un’umanità sofferente per ferite di ogni genere, debba avvenire l’evangelizzazione, cioè portando il Vangelo fino alle periferie esistenziali”. Essere una Chiesa in uscita “presuppone il cercare chi si è perso e l’accogliere chi chiede aiuto”. “La Chiesa dunque è in ‘dinamismo di uscita’, perché animata dalla ‘potenza liberatrice e rinnovatrice’ della parola di Dio”. Ma “per Francesco l’uscita prevede un passo antecedente: quello della conversione, perché non si è pronti se prima non si esce da se stessi, verso Dio e verso gli altri”. “Bergoglio – aggiunge la giornalista – ha avuto l’intuizione ecclesiale e pastorale di uscire, di andare nelle periferie e di capovolgere lo sguardo ripartendo proprio da queste”. Quella voluta da Francesco è “una Chiesa ‘in uscita’ anche dall’autoreferenzialità rinchiusa in ‘una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone selezionate’. Una Chiesa missionaria proiettata verso un mondo dove prevale la ‘globalizzazione dell’indifferenza’”.

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