Placuit Deo: “il luogo dove riceviamo la salvezza portata da Gesù è la Chiesa”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Il luogo dove riceviamo la salvezza portata da Gesù è la Chiesa, comunità di coloro che, essendo stati incorporati al nuovo ordine di relazioni inaugurato da Cristo, possono ricevere la pienezza dello Spirito di Cristo. Comprendere questa mediazione salvifica della Chiesa è un aiuto essenziale per superare ogni tendenza riduzionista”. È quanto si legge nella parte finale della lettera della Congregazione per la dottrina della fede “Placuit Deo”, in cui si ricorda che “la salvezza che Dio ci offre non si ottiene con le sole forze individuali, come vorrebbe il neo-pelagianesimo, ma attraverso i rapporti che nascono dal Figlio di Dio incarnato e che formano la comunione della Chiesa”. Inoltre, dato che la grazia che Cristo ci dona “non è, come pretende la visione neo-gnostica, una salvezza meramente interiore, ma che ci introduce nelle relazioni concrete che Lui stesso ha vissuto, la Chiesa è una comunità visibile: in essa tocchiamo la carne di Gesù, in modo singolare nei fratelli più poveri e sofferenti”. La “mediazione salvifica” della Chiesa – “sacramento universale di salvezza”, come si legge nella Lumen Gentium – ci assicura che “la salvezza non consiste nell’auto-realizzazione dell’individuo isolato, e neppure nella sua fusione interiore con il divino, ma nell’incorporazione in una comunione di persone, che partecipa alla comunione della Trinità”. “Sia la visione individualistica sia quella meramente interiore della salvezza contraddicono anche l’economia sacramentale tramite la quale Dio ha voluto salvare la persona umana”, il monito del documento: “La partecipazione, nella Chiesa, al nuovo ordine di rapporti inaugurati da Gesù avviene tramite i sacramenti, tra i quali il Battesimo è la porta, e l’Eucaristia la sorgente e il culmine”. Di qui “l’inconsistenza delle pretese di auto-salvezza, che contano sulle sole forze umane” e la necessità della grazia dei sette sacramenti, con i quali “i credenti continuamente crescono e si rigenerano, soprattutto quando il cammino si fa più faticoso e non mancano le cadute”, si legge nella lettera in cui si cita la centralità del sacramento della Penitenza, “per camminare come ha camminato” Gesù. “Grazie ai sacramenti i cristiani possono vivere in fedeltà alla carne di Cristo”, si spiega nel documento: “Quest’ordine di rapporti richiede, in modo particolare, la cura dell’umanità sofferente di tutti gli uomini, tramite le opere di misericordia corporali e spirituali”.
“La salvezza integrale, dell’anima e del corpo, è il destino finale al quale Dio chiama tutti gli uomini”, la conclusione della lettera, in cui si esorta a “stabilire un dialogo sincero e costruttivo con i credenti di altre religioni, nella fiducia che Dio può condurre verso la salvezza in Cristo tutti gli uomini di buona volontà”, come si legge nella Gaudium et Spes.

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