Emergenza freddo: Ventimiglia, la chiesa delle Gianchette apre le porte per riparare dal gelo i migranti accampati lungo il fiume Roja

La chiesa di Sant’Antonio nel quartiere delle Gianchette, simbolo dell’accoglienza di Ventimiglia, ha aperto le porte da ieri per dare un riparo ai migranti accampati lungo il fiume Roja. La decisione è stata presa dal parroco don Rito Alvarez di fronte alle basse temperature e alla neve caduta negli ultimi giorni. Sul sagrato è stato acceso anche un fuoco per permette alle persone di scaldarsi mentre i volontari hanno distribuito del tè caldo. Proprio la chiesa di S. Antonio era stata l’epicentro del progetto “Ventimiglia CONfine solidale”, attivo dal 31 maggio 2016 al 14 agosto 2017. “Purtroppo la neve, caduta anche questa notte, e il freddo non fanno che peggiorare una situazione di criticità che è per noi quotidiana”, conferma al Sir il direttore della Caritas diocesana di Ventimiglia-Sanremo, Maurizio Marmo. “Al momento – continua il direttore – abbiamo circa 100-150 migranti che restano accampati sotto il cavalcavia di fronte alla chiesa, a pochi passi dal fiume. Persone che rifiutano il trasferimento nel campo gestito dalla Croce Rossa al parco Roja, distante cinque chilometri dal centro”. Dietro queste decisione, precisa il direttore della Caritas, vi sono motivazioni diverse: “Sicuramente la volontà di non farsi identificare (procedura richiesta per l’ingresso ndr), ma anche la distanza dalla stazione e la volontà di essere pronti a cogliere qualche occasione di viaggio oltre frontiera”. “Per cercare di convincere in particolare i soggetti più fragili ad accettare il trasferimento – prosegue Marmo –, da alcuni giorni, si è deciso di non chiedere l’identificazione alle donne e questo sta dando buoni risultati. La maggior parte di loro ha accettato di spostarsi, ma sono ancora in molti quelli che restano sotto il cavalcavia”. Da parte sua la Caritas continua la distribuzione di vestiti e coperte, così come continua il servizio quotidiano di distribuzione del pranzo a circa 150 persone. “La situazione resta complessa – conclude il direttore – perché i numeri in città sono alti e le condizioni molto difficili”.

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