Chiese di Sicilia: Centro Madre del Buon Pastore, un corso sul sacramento della riconciliazione con un aiuto delle neuroscienze ai confessori

L’aiuto delle neuroscienze per i confessori e prove tecniche di confessione dei disabili per essere “strumenti della tenerezza di Dio”. È il contributo offerto ai giovani preti delle diocesi di Sicilia dal Centro Madre del Buon Pastore per la formazione permanente del clero in un vero e proprio corso sul sacramento della riconciliazione, “Strumenti della tenerezza di Dio”, che si è svolto a Carini (Pa), nei giorni scorsi. L’apporto scientifico è stato quello di Umberto Nizzoli, psicologo clinico, psicoterapeuta e docente universitario; a spiegare il collegamento con il sacramento della riconciliazione è, invece, don Calogero Cerami, direttore del Centro Madre del Buon Pastore per conto della Conferenza episcopale siciliana. “La scelta di dare spazio a una lettura neuroscientifica del comportamento umano si collega al sacramento cristiano della riconciliazione per l’attenzione all’aspetto relazionale della confessione e al suo possibile effetto di guarigione sul penitente. È, allora, necessario – dice il sacerdote – aiutare i presbiteri a dialogare con il mondo e con le problematiche attuali legate alle fragilità connesse con la complessità della realtà moderna”.
Nizzoli si è soffermato, in particolare, a illustrare il funzionamento della mente umana e i conseguenti risvolti sul comportamento. Un invito ai convegnisti ad “acquisire quel minimo di competenze scientifiche che permettono di conoscere meglio l’animo di chi hanno davanti”.
“Le neuroscienze permettono ai confessori di saper interpretare tutti i vari segni di una persona, dal verbale al non verbale, al mimico. Ogni parola, infatti – spiega don Cerami -, attiva dei processi che lasciano delle orme nel proprio vissuto. Il confessore in maniera empatica dovrebbe essere in grado di leggerli per permettere al penitente di cambiare vita”. Accanto agli aspetti scientifici e a quelli spirituali, anche la simulazione concreta di confessione di un disabile. “Abbiamo scelto il role-play convinti che non sempre bastano le parole, certamente importanti e da pronunciare in maniera comprensibile. È fondamentale la lettura dei segni del non verbale e la capacità di utilizzarli a propria volta di fronte a situazioni di particolare fragilità”. Ai lavori hanno preso parte anche i giovani seminaristi vicini all’ordinazione.

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