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Tratta: card. Bo (Myanmar), il dramma dei 2milioni e mezzo di rohingya. Mons. Akubeze (Nigeria), lavorare su educazione e lavoro

“Condividere buone pratiche nella lotta contro il traffico di esseri umani e le nuove schiavitù”. Questo l’obiettivo principale della quinta riunione del Gruppo Santa Marta, conclusasi oggi in Vaticano. Tra le azioni positive da mettere in atto, oltre all’assistenza alle vittime, c’è anche quello di migliorare il rapporto con i media, garantendo “trasparenza” su “un lavoro di strategia a lungo termine” e assicurando così “la crescita della consapevolezza del fenomeno della tratta”, come si legge nel comunicato finale diffuso dopo l’udienza odierna con Papa Francesco e la conferenza stampa del card. Vincent Nichols, presidente del Gruppo. Nella quinta riunione annuale di quest’ultimo, si è parlato inoltre del contributo delle agenzie internazionali, “introducendo il ruolo del settore privato”. Educazione e lavoro: sono questi, ha detto mons. Augustine Akubeze, vescovo di Benin City, conversando con i giornalisti, i due versanti di impegno su cui in nazioni come la Nigeria, e in generale nello scacchiere africano, “si deve agire per contrastare il fenomeno della tratta di esseri umani”. “Se non hanno un lavoro – ha ammonito il presule – i giovani rischiano di essere confusi da strade fuorvianti e pericolose”: di qui l’attualità del messaggio indirizzato di recente dai vescovi nigeriani proprio a loro. Buona, in Nigeria, la collaborazione con la polizia e con il governo, presso il quale tuttavia secondo Akubeze è necessaria una “maggiore presa di coscienza per arrivare ad arrestare i responsabili di questi crimini”. Il card. Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, interpellato sulla situazione del Myanmar, Paese recentemente visitato dal Papa, ha posto all’attenzione dei media ancora una volta la questione dei 2.500.000 Rohingya i cui diritti non vengono ancora riconosciuti e ha citato il dramma dei circa 1.000 pescherecci dispersi in mare e dello sfruttamento della prostituzione verso la Cina. Quanto al lavoro di questi giorni, il card. Bo lo ha definito “molto costruttivo soprattutto per lo scambio di esperienze tra i cinque continenti, in modo da nutrire la fiducia reciproca e condividere la ferma determinazione nel fare tutto quanto è nelle nostre possibilità per porre fine a quella che il Papa ha definito una vergogna e uno scandalo”.

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